16-17 aprile 17-21 maggio
21-24 settembre 25-24 ottobre



Oggi la capacità di innovare è indispensabile garanzia di sopravvivenza per gli individui, le imprese e le nazioni. Ma se è vero che lo sviluppo non si può né si deve fermare, non sempre è facile adeguarsi al cambiamento e gestirne le conseguenze secondo criteri di equità globale, per un progresso vero e condiviso.
Le scoperte della ricerca fondamentale si traducono sempre più velocemente in applicazioni che modificano l'organizzazione sociale e produttiva, e gli stili individuali di vita e di pensiero. Ma non sempre i progressi nelle nostre conoscenze si traducono in maniera automatica in vantaggi tangibili per tutti i cittadini.
Il percorso dell’innovazione è più che mai costellato di scelte etiche, economiche e politiche, che implicano un più stretto rapporto fra scienziati e decisori. Anche per garantire a tutti le stesse opportunità ed evitare che il miglioramento delle condizioni di vita di pochi si traduca nell’aggravarsi delle diseguaglianze a livello planetario.

Creare nuovi farmaci: dagli interrogativi biologici agli strumenti terapeutici

Milano, 3 dicembre 1999
Centro Congressi Cariplo

La ricerca di nuovi farmaci, come la conosco da quarant’anni, è destinata tradizionalmente a seguire uno di questi tre percorsi. I primi due, la Chimica medica e la Patologia sperimentale, erano particolarmente in voga nel 1958, quando ho cominciato a lavorare nell’industria farmaceutica. Il terzo, più moderno, si basa sulla Farmacologia analitica, una nuova disciplina che si è sviluppata nel corso degli ultimi cinquant’anni. La sua scoperta più rilevante è stata che i farmaci dotati di un’azione altamente selettiva a livello fisiologico incidono sui siti molecolari con i quali interagiscono le molecole dell’organismo stesso. L’industria farmaceutica è riuscita a sfruttare abilmente questi progressi per scoprire nuovi farmaci in maniera mirata.
Negli ultimi anni, tuttavia, si è avviata una vera e propria rivoluzione, trainata dagli straordinari progressi della genetica, della biologia molecolare e della chimica organica. Questa rivoluzione ha generato metodi di saggio delle proprietà di nuove molecole (come l’HTS – High Throughput Screening – e la chimica combinatoria) migliaia di volte più efficaci dei tradizionali bioassay. Finora queste nuove tecnologie non hanno prodotto nuovi farmaci, ed è quindi davvero troppo presto per sapere se il nuovo approccio sarà altrettanto – se non più – produttivo delle strategie tradizionali che, per quanto lente, possono vantare un elenco di successi. Per quanto posso vedere, questo esercizio – decisamente dispendioso – si basa sul presupposto che i nuovi farmaci che si stanno cercando per trattare patologie come i tumori, le infiammazioni e la demenza saranno simili a quelli di cui già conosciamo l’efficacia per ridurre la pressione sanguigna, curare l’ulcera e placare il dolore. Ma temo che questa aspettativa potrebbe non essere soddisfatta.
Il tentativo di sviluppare nuovi farmaci per curare le disfunzioni di quelli che definisco "processi irreversibili" è oggi una delle priorità della ricerca farmaceutica. Sto parlando di processi che non possono essere invertiti come l’accelerazione del battito cardiaco, e che quindi se vengono attivati in modo improprio possono produrre effetti molto dannosi, e perfino letali.
La caratteristica più notevole di tutti questi processi – che solitamente hanno una base genetica – è che coinvolgono un gran numero di molecole simili agli ormoni, note come fattori di crescita o chemochine. Diverse aziende che lavorano nel settore biotecnologico hanno ottenuto buoni successi, creando farmaci in grado di bloccare in modo puntuale e selettivo le azioni di queste molecole. Ma ogni volta il risultato positivo ottenuto in laboratorio si è tradotto in un fallimento dal punto di vista clinico. E a un certo punto dobbiamo chiederci se non ci sia qualcosa di sbagliato nel modello di pensiero che adottiamo.
Ritengo che l’industria farmaceutica abbia l’esigenza, della quale ancora non ci si è resi conto, di saperne di più sui meccanismi di controllo dei processi fisiologici, di conoscere meglio la complessità biologica. Sono convinto che la ricerca di nuovi farmaci, negli anni futuri, dipenderà in maniera cruciale dalla ricerca di base sui processi di controllo fisiologico, i sistemi dinamici non lineari, l’ordine ai confini del caos, le gerarchie e le traiettorie.