

Oggi la capacità di innovare è indispensabile garanzia di sopravvivenza per gli
individui, le imprese e le nazioni. Ma se è vero che lo sviluppo non si può né si deve
fermare, non sempre è facile adeguarsi al cambiamento e gestirne le conseguenze secondo
criteri di equità globale, per un progresso vero e condiviso.
Le scoperte della ricerca fondamentale si traducono sempre più velocemente in
applicazioni che modificano l'organizzazione sociale e produttiva, e gli stili individuali
di vita e di pensiero. Ma non sempre i progressi nelle nostre conoscenze si traducono in
maniera automatica in vantaggi tangibili per tutti i cittadini.
Il percorso dellinnovazione è più che mai costellato di scelte etiche, economiche
e politiche, che implicano un più stretto rapporto fra scienziati e decisori. Anche per
garantire a tutti le stesse opportunità ed evitare che il miglioramento delle condizioni
di vita di pochi si traduca nellaggravarsi delle diseguaglianze a livello
planetario.
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La globalizzazione distrugge
loccupazione e la crescita: levidenza empirica

Milano, 2 dicembre 1999
Centro Congressi Cariplo
La crisi profonda che si riscontra ovunque,
lestendersi in tutti i paesi di una disoccupazione di massa, la riduzione della
crescita, la diffusione costante di disuguaglianze inaccettabili, la generale mancanza di
sicurezze e la nascita di zone al di fuori della legge, la scomparsa progressiva dei
principi etici indispensabili alla sopravvivenza di una società, esigono un riesame
totale e profondo delle politiche fin qui attuate.
Il fallimento di tutte le politiche che, da venticinque anni a questa parte, cercano di
combattere la disoccupazione è imputabile al fatto che non si è mai voluta riconoscere
la radice del male: la liberalizzazione irragionevole ed eccessiva degli scambi in
presenza di disparità considerevoli fra i salari reali, calcolati ai tassi di cambio dei
diversi paesi.
Solo listituzione di un sistema di preferenze comunitarie su basi liberali potrà
permettere a ciascuna organizzazione regionale di garantirsi una protezione indispensabile
contro le perturbazioni esterne e contro gli effetti perversi di una globalizzazione
eccessiva degli scambi.
Sulla base dellevidenza empirica, costituita dallanalisi di serie statistiche,
si possono trarre quattro conclusioni fondamentali:
1) La globalizzazione generalizzata degli scambi fra paesi con livelli salariali molto
diversi non può che produrre ovunque tanto nei paesi sviluppati che in quelli in
via di sviluppo disoccupazione, riduzione della crescita, disuguaglianze, miseria.
Tale globalizzazione non è né inevitabile, né necessaria, né auspicabile.
2) Una liberalizzazione totale degli scambi e dei movimenti di capitale non è possibile,
né tantomeno auspicabile, se non fra gruppi regionali composti da paesi economicamente e
politicamente associati e con un livello di sviluppo economico e sociale paragonabile.
3) È necessario rivedere senza indugio i trattati fondatori dellUnione europea, in
particolare per quanto riguarda linstaurazione di un sistema di preferenze
comunitarie.
4) è assolutamente necessario rimettere in discussione e ripensare i principi della
politica di globalizzazione attuata dalle istituzioni internazionali, e in particolare
dallOrganizzazione mondiale del commercio. |

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