6 giugno 3 ottobre

Il secolo sta per concludersi in un clima di crescente tensione. I conflitti emergono tra diritti individuali e doveri collettivi, tra radici locali e cosmopolitismo. Sorgono tra sviluppo economico e salvaguardia dell'ambiente, tra l'aggressività dei mercati globali e il protezionismo delle economie fragili, tra emigrazione dai paesi poveri e disoccupazione nei paesi più avanzati. Si ripropongono sanguinosi tra gruppi etnici, religiosi, culturali o economici, e tra nazioni.
Ma, come ricorda la Commissione Internazionale per la Pace e l'Alimentazione, "la prospettiva di cui il mondo è alla ricerca deve essere basata su una maggiore comprensione di quei legami inestricabili fra pace, processi democratici, sviluppo, equità e rispetto dell'ambiente. Nessuno di questi grandi obiettivi potrà essere raggiunto senza procedere di pari passo con gli altri. [...] Quali sono le fondamenta di questa nuova prospettiva intellettuale, e a quali strategie, azioni e risultati condurrà? È necessario innanzi tutto cambiare il nostro modo di guardare e pensare a quelle cose che ormai ci sono familiari come la guerra, i paesi in via di sviluppo, la democrazia, l'agricoltura, l'industrializzazione. Innanzi tutto dobbiamo risvegliarci dall'incubo millenario per cui la guerra è una parte naturale e inevitabile dell'esistenza umana che, forse, può essere mitigato, o tenuto lontano, ma mai veramente controllato o eliminato. [...] Soprattutto, la nuova prospettiva di cui il mondo è alla ricerca dovrebbe basarsi sul riconoscimento del fatto che l'umanità è padrona del proprio destino e che i limiti esterni non potranno imprigionarci se sapremo attingere all'illimitato potenziale creativo del nostro ingegno".
A partire da queste raccomandazioni, premi Nobel ed esperti internazionali si riuniscono a Milano, per discutere di come i conflitti possano trasformarsi in un'occasione di confronto, di crescita e di innovazione.
Le sessioni
Pace e giustizia come motori di sviluppo

Verso la fine del 1895, a San Remo, Alfred Nobel ha iscritto nel proprio testamento i premi cui avrebbe dato il nome, destinandoli "a coloro che, nell'anno precedente, avranno apportato all'umanità il maggiore beneficio". Ultimo ma sicuramente non il meno importante dell'elenco era il premio per "la persona che meglio avrà lavorato per la fratellanza tra le nazioni, per l'abolizione o la riduzione degli eserciti e per organizzare o promuovere incontri di pace".
La scienza avanza costruendo sulla base delle scoperte precedenti. La pace, no. Non impariamo nulla dagli errori passati: nessuna "falsificazione" popperiana ci assicura un progresso permanente. Eppure gli uomini e le donne in cerca di pace sanno essere altrettanto tenaci e ostinati degli scienziati a caccia di geni o particelle. Vogliono il disarmo, sapendo quanto beneficio porterebbe a ogni nazione, soprattutto alle più povere, le cui spese per la difesa sono proporzionalmente più alte che nei paesi ricchi. Vogliono anche una pace in senso più ampio, come libertà dalla fame e dall'oppressione. La loro lotta merita, nel centenario della morte di Alfred Nobel, un impegno più costruttivo dell'applauso distaccato dello spettatore.

La diversità culturale: dal conflitto al confronto

Reti, Società dell'Informazione, Tendenze Globali: veniamo continuamente chiamati a diventare cittadini di un mondo unico. Ma allo stesso tempo i conflitti etnici e religiosi non accennano a risolversi in un'armonia globale, e non solo in paesi distanti o sottosviluppati: l'Irlanda del Nord ola Corsica sono troppo vicine a casa nostra per farci sentire al sicuro.
D'altronde è anche un bene che le nostre diversità di storia e di lingua rifiutino di cedere al cambiamento. Hanno delle alternative: possono adattarsi come tutte le specie viventi, adottando l'alterità e lasciandole spazio.
La letteratura ha saputo superare i confini nazionali per raggiungere menti e cuori, come del resto ha fatto la world-music, un altro mezzo di comunicazione senza frontiere. L'arte ha innovato dal giorno in cui una mano ha disegnato il profilo di un bisonte in una grotta preistorica; da allora poeti e scrittori si parlano e ci parlano scavalcando i confini tra le culture, per arricchire il nostro linguaggio e la nostra consapevolezza.

Regole umane e leggi naturali

La scienza ci aiuterà a vivere più a lungo, e probabilmente meglio di prima. Uno sviluppo promettente della ricerca genetica è la cosiddetta medicina predittiva, uno strumento a misura di individuo, diversamente dalla medicina preventiva, che si rivolge anch'essa alle persone sane ma con strumenti di massa come le vaccinazioni. Grazie a esami effettuati nei primi anni di vita, si possono identificare i geni responsabili di malattie e handicap per raccomandare gli stili di vita più adatti. Ma le conoscenze che derivano da questi esami sollevano problemi etici e vanno usate in modo responsabile: la volontà dei singoli e dei loro familiari deve essere rispettata e i risultati dei test genetici devono rimanere strettamente confidenziali, anche quando la collettività potrebbe trarre vantaggio da queste informazioni.
Viviamo più a lungo ma, come sempre, una volta sola. Il che non ci impedisce di riflettere sulla vita umana come processo globale, la cui evoluzione ha richiesto una miscela stupefacente di contingenza e inevitabilità, mentre i vincoli della natura intervenivano nel gioco del caso. Oggi, però, gli esseri umani sono diventati sempre più capaci di interferire con l'evoluzione. Hanno acquisito un potere terribile che, ancora una volta, devono imparare a usare in modo responsabile, per il bene comune.

Progresso, sviluppo e i loro antagonisti

François Jacob sostiene che la conoscenza scientifica e la tecnologia sono neutrali: un coltello può venir usato per pelare patate o per uccidere un vicino. Chi ha concepito il coltello non c'entra. Molti scienziati non la pensano così: le soluzioni ad alcuni nostri mali che la loro ricerca suggerisce sono però controverse. Soprattutto quando riguardano l'ambiente e il controllo demografico, e quindi entrano in conflitto con credenze religiose, interessi economici, con la nostra libertà. Per esempio, tutti conosciamo i rischi insiti nel cambiamento climatico o nella sovrappopolazione, ma saremmo pronti a cambiare stile di vita o ad approvare misure politiche che restringano le nostre scelte riproduttive?
Anche la ricerca fondamentale suscita conflitti ideologici, in particolare quando cerca di spiegare le origini, non importa se della vita sulla terra o dell'universo. Da più di un secolo, la teoria darwiniana dell'evoluzione viene aspramente combattuta e negli ultimi trent'anni la teoria del Big Bang ha subito la stessa sorte. Ancora una volta, si tratta di libertà: quella di continuare la ricerca e di insegnare il sapere che ne deriva.

Interessi individuali e scelte collettive

È difficile accettare che gran parte delle scelte individuali e collettive siano ormai determinate dall'invisibile "mano del mercato". Temiamo per le nostre democrazie: ma tale allarmismo è giustificato? Molti economisti concordano sul fatto che il mercato globale e le sue nuove regole garantiranno l'accesso a beni e servizi secondo meccanismi più equi ed efficaci di qualunque forma di controllo politico e sociale. Ma non per questo il cittadino si deve rassegnare alla passività.
Conciliando morale e interesse, è oggi chiamato semmai ad assumersi responsabilità inedite e a fornire una risposta a interrogativi etici nuovi e meno nuovi. Per esempio: della ricchezza che ciascuno produce lavorando o genera dal patrimonio accumulato, quanto deve rimanere di proprietà del singolo e quanto va messo a disposizione della collettività?
Il mercato globale, infine, porterà la politica verso modelli evoluti e forme di organizzazione più avanzate, sviluppandone il potenziale propositivo e costringendola ad adottare soluzioni coerenti - come il federalismo - con la nuova realtà: privatizzazioni, decentramento, deregulation?