6 giugno 3 ottobre

Il secolo sta per concludersi in un clima di crescente tensione. I conflitti emergono tra diritti individuali e doveri collettivi, tra radici locali e cosmopolitismo. Sorgono tra sviluppo economico e salvaguardia dell'ambiente, tra l'aggressività dei mercati globali e il protezionismo delle economie fragili, tra emigrazione dai paesi poveri e disoccupazione nei paesi più avanzati. Si ripropongono sanguinosi tra gruppi etnici, religiosi, culturali o economici, e tra nazioni.
Ma, come ricorda la Commissione Internazionale per la Pace e l'Alimentazione, "la prospettiva di cui il mondo è alla ricerca deve essere basata su una maggiore comprensione di quei legami inestricabili fra pace, processi democratici, sviluppo, equità e rispetto dell'ambiente. Nessuno di questi grandi obiettivi potrà essere raggiunto senza procedere di pari passo con gli altri. [...] Quali sono le fondamenta di questa nuova prospettiva intellettuale, e a quali strategie, azioni e risultati condurrà? È necessario innanzi tutto cambiare il nostro modo di guardare e pensare a quelle cose che ormai ci sono familiari come la guerra, i paesi in via di sviluppo, la democrazia, l'agricoltura, l'industrializzazione. Innanzi tutto dobbiamo risvegliarci dall'incubo millenario per cui la guerra è una parte naturale e inevitabile dell'esistenza umana che, forse, può essere mitigato, o tenuto lontano, ma mai veramente controllato o eliminato. [...] Soprattutto, la nuova prospettiva di cui il mondo è alla ricerca dovrebbe basarsi sul riconoscimento del fatto che l'umanità è padrona del proprio destino e che i limiti esterni non potranno imprigionarci se sapremo attingere all'illimitato potenziale creativo del nostro ingegno".
A partire da queste raccomandazioni, premi Nobel ed esperti internazionali si riuniscono a Milano dal 5 al 7 dicembre 1996, per discutere di come i conflitti possano trasformarsi in un'occasione di confronto, di crescita e di innovazione.
L'etica della medicina predittiva
Venerdì 6 dicembre 1996
La scoperta, trent'anni fa, di numerose associazioni tra i geni del sistema maggiore di istocompatibilità HLA con numerose malattie ha aperto la strada al concetto di medicina predittiva (Dausset 1972). Da allora, il concetto si è diffuso e oggi il suo impatto sulla pratica medica, grazie allo sviluppo spettacolare delle nostre conoscenze sul genoma umano, è all'ordine del giorno. Vanno sottolineati gli immensi vantaggi che se ne possono attendere ma occorre anche insistere sui danni psicologici e sociali che può provocare.

Per definizione, la medicina predittiva si rivolge agli individui sani, o apparentemente sani, nei quali cerca il difetto o i difetti genetici che conferiscono loro una certa predisposizione a sviluppare una malattia. Essa implica quindi la determinazione di quie geni che aumentano o diminuiscono la possibilità di contrarre le cosiddette malattie poligeniche, dovute a un "gioco di geni" che può favorire la predisposizione o la resistenza ad alcune patologie diffuse nella nostra società industriale, quali l'ipertensione, le malattie coronariche, il diabete, l'obesità e perfino il cancro - o meglio i diversi cancri.

Insistiamo sul fatto che la medicina predittiva è probabilistica e ciò le consente di misurare il rischio che si corre. Inoltre, contrariamente alla medicina preventiva - spesso globale e di massa come, per esempio, le vaccinazioni - è individuale, personalizzata.

La medicina predittiva è una medicina di preavviso: preavvisa una persona sana delle sue fragilità e gli consente così di premunirsi con cure appropriate, se ve ne sono, di seguire un'igiene quotidiana e una dieta adeguate, di scegliere una professione conforme alle sue attitudini fisiche e di sottoporsi periodicamente a test di screening diagnostico, fin dai primi sintomi, infine di adottare sin dall'inizio le necessarie misure terapeutiche.

La medecina predittiva ha anche l'immenso vantaggio di rassicurare chi pensa di essere a rischio per via delle malattie osservate in famiglia.

I problemi etici si pongono a tre livelli:

  • il primo è quello dell'individuo stesso. Il rispetto della sua autonomia, cioè della sua libertà di scegliere se effettuare i test di screening diagnostico, deve essere totale. La sua decisione va presa dopo un'informazione chiara e completa sulle sue implicazioni. L'autonomia individuale implica altresì la scelta di conoscere o meno gli esiti dei test. Ma è ovvio il rischio che si sviluppi nelle persone più fragili uno stato di ansia permanente.

  • Il secondo livello è quello dell'individuo nel suo tessuto familiare e sociale. Se l'individuazione di un gene deleterio richiede un test di tutta la famiglia, questa deve dare il proprio totale consenso dopo un'informazione il più possibile completa.

  • Il terzo livello riguarda l'intera società, e qui occorrono altrettante precauzioni. La riservatezza dei risultati genetici deve essere rigorosa.

Certo oggi, mentre inizia appena a prender piede, la medicina predittiva incontra ancora molti ostacoli e molte limitazioni. Il costo dei test attualmente può essere proibitivo.

Per evitare un uso prematuro o un abuso dei test predittivi, l'Accademia francese di medicina ha di recente formulato una raccomandazione importante: che si costituiscano dei gruppi formati da genetisti e da specialisti di ogni grande disciplina medica (malattie cardiovascolari, neurologiche, tumorali, per esempio) incaricati di vigilare sull'opportunità della messa in opera di un test predittivo per una data malattia, sulla qualità della sua realizzazione e sui problemi etici da esso sollevati.

Nonostante gli ostacoli e i limiti, molti dei quali sono temporanei, la medicina predittiva si diffonderà progressivamente all'insieme delle patologie grazie ai progressi fulminei della genetica umana.