6 giugno 3 ottobre

Il secolo sta per concludersi in un clima di crescente tensione. I conflitti emergono tra diritti individuali e doveri collettivi, tra radici locali e cosmopolitismo. Sorgono tra sviluppo economico e salvaguardia dell'ambiente, tra l'aggressività dei mercati globali e il protezionismo delle economie fragili, tra emigrazione dai paesi poveri e disoccupazione nei paesi più avanzati. Si ripropongono sanguinosi tra gruppi etnici, religiosi, culturali o economici, e tra nazioni.
Ma, come ricorda la Commissione Internazionale per la Pace e l'Alimentazione, "la prospettiva di cui il mondo è alla ricerca deve essere basata su una maggiore comprensione di quei legami inestricabili fra pace, processi democratici, sviluppo, equità e rispetto dell'ambiente. Nessuno di questi grandi obiettivi potrà essere raggiunto senza procedere di pari passo con gli altri. [...] Quali sono le fondamenta di questa nuova prospettiva intellettuale, e a quali strategie, azioni e risultati condurrà? È necessario innanzi tutto cambiare il nostro modo di guardare e pensare a quelle cose che ormai ci sono familiari come la guerra, i paesi in via di sviluppo, la democrazia, l'agricoltura, l'industrializzazione. Innanzi tutto dobbiamo risvegliarci dall'incubo millenario per cui la guerra è una parte naturale e inevitabile dell'esistenza umana che, forse, può essere mitigato, o tenuto lontano, ma mai veramente controllato o eliminato. [...] Soprattutto, la nuova prospettiva di cui il mondo è alla ricerca dovrebbe basarsi sul riconoscimento del fatto che l'umanità è padrona del proprio destino e che i limiti esterni non potranno imprigionarci se sapremo attingere all'illimitato potenziale creativo del nostro ingegno".
A partire da queste raccomandazioni, premi Nobel ed esperti internazionali si riuniscono a Milano dal 5 al 7 dicembre 1996, per discutere di come i conflitti possano trasformarsi in un'occasione di confronto, di crescita e di innovazione.
Un mondo senza guerra: un sogno utopico o una tremenda necessità?
Giovedì 5 dicembre 1996
La principale caratteristica dell'era nucleare è che per la prima volta nella storia abbiamo i mezzi tecnici per distruggere con un unico gesto l'intera umanità. Oggi, questo risultato si può conseguire soltanto con armi nucleari, ma ulteriori progressi della scienza e della tecnologia potrebbero produrre altri tipi di armi con una potenza distruttrice simile, forse addirittura più facilmente disponibili.

Una tale catastrofe si può prevenire soltanto eliminando del tutto la guerra. Dobbiamo trovare il modo di risolvere i conflitti con mezzi diversi dagli scontri militari. A questo scopo, occorre che in ognuno di noi si sviluppi un senso di appartenza alla specie umana, di lealtà verso di essa che trascenda tutte le altre forme di lealtà. Dovrà essere definito e realizzato un nuovo sistema educativo che ci insegni a diventare cittadini del mondo.