Il nostro mondo cambia a un ritmo sempre più veloce, che
è andato accelerando fino al punto in cui minaccia di sopraffare
la capacità di intervento dei leader politici. Questa accelerazione
della storia è dovuta non soltanto al progresso tecnologico,
ma anche a una crescita senza precedenti della popolazione mondiale,
a uno sviluppo economico ancor più rapido e allo scontro
sempre più frequente tra l'espansione delle esigenze umane
e i limiti dei sistemi naturali del pianeta.
La storia non riguarda lo status quo, bensì il cambiamento.
Per quasi tutto il tempo trascorso dall'inizio della civiltà,
i fattori di cambiamento hanno operato lentamente. Dalla metà
del nostro secolo, invece, hanno assunto un ritmo mozzafiato.
Oggi è perfino difficile riuscire a rendersi conto dell'ampiezza
dell'espansione demografica. Coloro fra noi che sono nati prima
del 1950 hanno visto nell'arco della propria vita una popolazione
superiore a quella esistita nei 4 milioni di anni precedenti,
da quando i nostri primi antenati hanno assunto la posizione eretta.
Ancora più rapido è stato lo sviluppo economico
mondiale. è passato da un prodotto di 4 milioni di miliardi
di dollari nel 1950 a più di 20 milioni di miliardi di
dollari nel 1995. Nel solo decennio 1985-1995, è cresciuto
di 4 milioni di miliardi di dollari: più che dall'inizio
della civiltà al 1950.
Siccome dagli anni cinquanta la popolazione è raddoppiata
e l'economia globale è quasi quintuplicata, la domanda
di risorse naturali è aumentata in modo fenomenale, fino
a raggiungere vette che stanno per superare la capacità
dei sistemi naturali del pianeta.
Proprio mentre gli effetti di una crescita demografica inaudita
stanno mettendo in difficoltà alcuni governi, le esigenze
sempre maggiori dell'economia globale si contrappongono ai limiti
naturali del pianeta, peggiorando ulteriormente la situazione.
Sempre più spesso ci si scontra con i limiti del rendimento
sostenibile della pesca, delle falde acquifere, delle foreste,
dei terreni da pascolo e di altri sistemi naturali. Ormai i leader
politici nazionali e le agenzie delle Nazioni Unite dedicano una
parte sempre maggiore del proprio tempo a questa contraddizione
e alle sue conseguenze: conflitti sui diritti di pesca, scarsità
d'acqua e di cibo, temporali sempre più distruttivi e flussi
crescenti di profughi ambientali.