3 ottobre 5-7 dicembre


"Le vie dello sviluppo sostenibile" è il primo dei tre appuntamenti in cui si articola l'edizione 1996 di "Dieci Nobel per il futuro", dedicata ai grandi conflitti della società contemporanea.
I progressi della ricerca e delle sue applicazioni tecnologiche propongono soluzioni ad alcuni problemi di un'economia e di una società sempre più globali. Ma, a loro volta, possono creare minacce per l'ambiente, disoccupazione, flussi migratori, nuove forme di emarginazione.
Di qui la consapevolezza che occorre trovare i modi per trasformare i conflitti in occasioni di confronto, di crescita e di innovazione, caratteristiche di ogni forma di sviluppo.
Il rapporto fra energia, ambiente e innovazione è uno dei principali nodi che genera forti tensioni sociali. Come produrre, risparmiare o recuperare energia, rispettando il desiderio di conservare o di migliorare il tenore di vita di una popolazione mondiale in continuo aumento e al tempo stesso di salvaguardare il territorio?
Alcuni dei massimi esperti mondiali del settore illustrano a Milano i risultati delle ricerche più avanzate e gli scenari per il prossimo futuro.

Scienza, sviluppo e conservazione
Giovedì 6 giugno 1996
La scienza e le sue applicazioni attraverso la tecnologia hanno trasformato e continueranno a trasformare la società in molti modi. La mia stessa disciplina, la chimica, è un buon esempio delle molteplici ripercussioni della ricerca sullo sviluppo, e sulla società nel suo insieme: la sua potenza creativa ha reso disponibili nuovi materiali e nuovi processi per la trasformazione della materia, che però sono stati spesso percepiti come innaturali, cioè opposti a quelli naturali.

Il sospetto nei confronti della scienza e delle sue realizzazioni tecnologiche è spesso dovuto a una paura diffusa: ci sono cose che non vanno toccate, pena la catastrofe. Questo mito - di una Natura intrinsecamente "pura" la cui armonia verrebbe turbata dalle attività dell'uomo - alimenta una sorta di quasi-religione. La natura però è del tutto indifferente all'uomo, non è né buona né cattiva, è e basta. Spetta all'umanità plasmare un ambiente in cui sia piacevole vivere, ed esso può variare parecchio secondo il clima, la cultura ecc. La natura non è neppure una costante, e l'idea di conservazione è di per sé anti-naturale: l'ambiente cambia continuamente e lo ha sempre fatto. La questione è sapere quale cambiamento, e a quale ritmo.

Della massima importanza per tutti è , ovviamente, la conservazione di risorse, di materie prime, di energia: essa richiede di abbandonare la disattenzione e le abitudini allo spreco di una società dell'usa e getta. È una questione di comportamenti individuali e collettivi e non un effetto della scienza e della tecnologia. La scienza dà il sapere e la tecnologia i mezzi per agire, la decisione sull'uso da farne spetta a noi, in quanto individui e in quanto società.

Il diffondersi dei movimenti per la protezione dell'ambiente - soprattutto nella forma più estrema del fondamentalismo ecologico o "ecologia profonda" - dovuto in parte alla gestione trascurata di impianti industriali e a inquinamenti spiacevoli (anche se non necessariamente dannosi) ha acuito l'opposizione tra naturale e innaturale. Cominciamo col distinguere tra pericolo e semplice disagio. Se è vero che la qualità della vita trae vantaggio dal contenimento e dall'eliminazione di entrambi, soltanto il primo costituisce una minaccia, e solitamente lo si può controllare usando le tecnologie esistenti. Occorre però applicarle e pagarne il costo.

Se è scontato che l'attività industriale non debba essere né pericolosa né sgradevole, i rischi che essa comporta non sempre si possono purtroppo valutare con precisione. E proprio questo fatto rappresenta un incentivo a continuare la ricerca, ma la maggiore conoscenza non basta. Ognuno di noi deve prendere delle decisioni ed essere pronto ad assumerne le conseguenze.

Prometeo ha conquistato il fuoco e noi non possiamo restituirlo. Dobbiamo percorrere la strada che porta dall'albero della conoscenza al controllo del nostro destino.