La terza edizione del convegno è dedicata al tema della comunicazione nei suoi aspetti tecnologici, economici, culturali ed etici. L'obiettivo è quello di analizzare l'impatto dei diversi media, tradizionali e non, su una società in continua evoluzione: gli effetti delle nuove tecnologie sull'organizzazione sociale ed economica; la loro influenza sul rapporto tra cittadini e "addetti ai lavori", dai pubblici amministratori ai detentori del sapere; i cambiamenti indotti dal "virtuale" sullo spostamento fisico di persone e di messaggi; le trasformazioni di un sistema dei mercati sempre più globale e "on line".
Lo sviluppo dell'Information Society solleva inoltre nuovi interrogativi sul rapporto fra cultura e informazione, fra la semplice diffusione di dati e di notizie e la crescita di una conoscenza consapevole e dotata di strumenti critici. Come sfruttare al meglio le nuove tecnologie nei sistemi educativi affinché si possa raggiungere il massimo numero di utenti, di ogni età e di diversa formazione? E quali sono gli eventuali rischi connessi alla circolazione incontrollata di una quantità crescente di messaggi?
L'esplosione dell'offerta di notizie, messa a confronto con i ritmi più lenti dell'apprendimento e del consolidarsi di un sapere sistematico, genera un'ulteriore riflessione: è possibile evitare che la standardizzazione di forme e contenuti annienti l'identità delle culture e delle lingue? E che il progressivo specializzarsi delle discipline e dei linguaggi inaridisca lo scambio tra esperti di diversa formazione?
Dal confronto fra scienziati, economisti, letterati e politici possono nascere risposte concrete e interrogativi inediti. E il dialogo fra discipline diverse rappresenta l'approccio più fecondo a uno dei problemi cruciali di questa fine secolo: come garantire all'opinione pubblica il libero l'accesso alle informazioni necessarie per partecipare consapevolmente alle scelte di interesse collettivo.
Comunicare attraversando i confini culturali
Mercoledì 6 dicembre 1995
Le grandi civiltà del passato hanno sviluppato di pari passo le scienze e le arti e usato sia le une che le altre per migliorare il benessere materiale e perseguire la felicità. Le persone educate non facevano grandi distinzioni tra le culture e cercavano di acquisire un po' di entrambe. Nell'Ottocento il sistema educativo diventava più specializzato, più mirato alla vita professionale finché, oggi, siamo arrivati a formare due gruppi educati a metà, e incapaci di comunicare tra loro.

Ma importa davvero che non si conoscano le lettere o i numeri, o non si sappia nulla dell'arte o si capisca poco del mondo naturale in cui abitiamo? I Filistei erano pur felici, o no? O invece dovremmo, grazie a un'educazione più ampia e alla comunicazione interdisciplinare, cercare di capire meglio il patrimonio di sapere da condividere fra tutti?

Ci sono almeno tre ragioni per cui è importante una comprensione generale della scienza. Primo, fa parte della nostra cultura come l'arte e i classici, e arricchisce allo stesso modo la vita dell'individuo. Secondo, un numero crescente di lavori richiedono una base scientifica per poter essere svolti in modo efficace. Terza ragione, e oggi forse la più impellente: l'opinione pubblica esige sempre di più di intervenire nelle decisioni che riguardano la pratica e le applicazioni della scienza - decisioni sul futuro dell'energia nucleare, sull'uso dei pesticidi, sugli esperimenti che coinvolgono degli animali. La ricerca scientifica diventa sempre più costosa ed è in larga parte finanziata dal contribuente che vuol sapere che ne è stato del suo investimento. Ma non può esercitare il proprio diritto di voto a ragion veduta se è digiuno della scienza su cui deve decidere


A partire da questo intervento è stato scritto un saggio, pubblicato nel volume Dall'informazione alla cultura. Dieci Nobel per il futuro. (Marsilio, Venezia 1996).