La terza edizione del convegno è dedicata al tema della comunicazione nei suoi aspetti tecnologici, economici, culturali ed etici. L'obiettivo è quello di analizzare l'impatto dei diversi media, tradizionali e non, su una società in continua evoluzione: gli effetti delle nuove tecnologie sull'organizzazione sociale ed economica; la loro influenza sul rapporto tra cittadini e "addetti ai lavori", dai pubblici amministratori ai detentori del sapere; i cambiamenti indotti dal "virtuale" sullo spostamento fisico di persone e di messaggi; le trasformazioni di un sistema dei mercati sempre più globale e "on line".
Lo sviluppo dell'Information Society solleva inoltre nuovi interrogativi sul rapporto fra cultura e informazione, fra la semplice diffusione di dati e di notizie e la crescita di una conoscenza consapevole e dotata di strumenti critici. Come sfruttare al meglio le nuove tecnologie nei sistemi educativi affinché si possa raggiungere il massimo numero di utenti, di ogni età e di diversa formazione? E quali sono gli eventuali rischi connessi alla circolazione incontrollata di una quantità crescente di messaggi?
L'esplosione dell'offerta di notizie, messa a confronto con i ritmi più lenti dell'apprendimento e del consolidarsi di un sapere sistematico, genera un'ulteriore riflessione: è possibile evitare che la standardizzazione di forme e contenuti annienti l'identità delle culture e delle lingue? E che il progressivo specializzarsi delle discipline e dei linguaggi inaridisca lo scambio tra esperti di diversa formazione?
Dal confronto fra scienziati, economisti, letterati e politici possono nascere risposte concrete e interrogativi inediti. E il dialogo fra discipline diverse rappresenta l'approccio più fecondo a uno dei problemi cruciali di questa fine secolo: come garantire all'opinione pubblica il libero l'accesso alle informazioni necessarie per partecipare consapevolmente alle scelte di interesse collettivo.
Ossessioni culturali e Scritture profane
Martedì 5 dicembre 1995
Ogni attacco contro la nostra umanità da parte della mente fanatica è la conseguenza di una complicità collettiva che risale alle nostre diverse storie, e spesso supera le frontiere nazionali. Perciò dobbiamo cominciare a considerare questo comportamento aberrante in termini universali. Un protagonista malvagio ha semplicemente messo in atto le regole sorte naturalmente dall'abbandono di una responsabilità collettiva, il cui peggior aspetto manifesto è un'impotenza manifesta che rende ognuno reo di favoreggiamento a priori, poiché i segni premonitori sono solitamente onnipresenti, ma una docilità della volontà e una noncuranza collettiva ci portano inevitabilmente a una tragica frustrazione.

Sin dai primi tempi della parola proferita, sembra essere evoluto il bisogno di un certo genere di categorizzazione che collochi una parola a un mondo di distanza dalla successiva. Anzi a mondi, a un intero universo di distanza. Sarebbe davvero istruttivo scoprire come ciò sia accaduto. Se pensiamo alle culture orali, o meglio a quelle società che salvaguardano ancora l'esposizione orale come una parte della propria cultura, del tutto distinta dalla comunicazione di routine, troviamo esempi dei pericoli corsi da una comunità quando una liturgia o un incantesimo vengono recitati in modo sbagliato. Perfino quando un particolare passo è talmente oscuro che nessuno riesce a dargli un senso letterale, un errore nella sequenza recitata può venir ritenuto un presagio di spaventose conseguenze per l'individuo o per la società, il qual presagio richiede, per tener lontane le calamità, particolari riti di purificazione o di pacificazione.

Tuttavia, se non nelle fiabe e nell'opera lirica - in cui il pretendente deve interpretare una sciarada o completare un proverbio, per conquistare la mano della principessa o rimetterci la testa - non conosco alcun esempio di cultura orale che commini imperativamente la pena capitale per un delitto reale o immaginario contro un testo divino. Che la parola scritta abbia la proprietà letale, rimasta a lungo insospettata, di erompere ogni tanto con la prepotenza di un virus o di un vulcano? La Cristianità e l'Islam sembrano più vulnerabili a tali caratteristiche omicide: forse è ora di rivolgere la nostra attenzione seria e globale al perché, nei secoli, la pura e semplice materializzazione su pergamena deperibile o carta, o anche sulla pietra, di una data parola immutabile evochi tali passioni mortali e primitive. Tutto ciò ha ovviamente a che fare con il potere e con il dominio, di cui la parola scritta è l'arma mistica, l'amuleto magico di un clero mosso da ambizioni terrene - ma questo rientra in una sfera a se stante che richiede una lunga esposizione a se stante.


A partire da questo intervento è stato scritto un saggio, pubblicato nel volume Dall'informazione alla cultura. Dieci Nobel per il futuro. (Marsilio, Venezia 1996).