La seconda edizione del convegno prosegue il dibattito avviato nel dicembre 1993 a partire dalle problematiche e dagli obiettivi indicati dai premi Nobel che hanno dato vita alle due giornate di lavori.
Il quadro generale resta quello del rapporto fra progresso scientifico, sviluppo economico e nuovi interrogativi etici. I partecipanti sono chiamati a riflettere sul valore intrinsecamente culturale della scienza, sulla necessità che l'opinione pubblica partecipi consapevolmente a definire obiettivi e confini etici della ricerca e delle sue applicazioni, in una prospettiva di superamento dei conflitti e di crescita della collaborazione internazionale. Uno scenario che non può prescindere dai nodi strategici dei processi formativi e dei mutamenti prodotti dall'innovazione nel mondo della produzione e del lavoro.

Le sessioni
Innovazione e ricerca nel futuro del lavoro

Automazione, informatica e telematica stanno producendo preoccupazioni neo-luddiste, per cui innovare equivale a ridurre drasticamente quantità e qualità dell'occupazione. Ma questo è vero solo per alcuni cicli produttivi, nei quali si rende necessario riequilibrare il rapporto umano-artificiale, mentre i progressi della ricerca stanno creando nuovi settori e sviluppando professionalità che possono rendere il bilancio complessivamente positivo.

Formazione e sviluppo del capitale umano

Il tradizionale modello di trasferimento del sapere alle generazioni del futuro è ormai inevitabilmente superato dalla velocità con la quale procede il progresso scientifico e tecnologico. D'altra parte, l'evoluzione del mercato del lavoro richiede una maggiore flessibilità e un aggiornamento interdisciplinare sempre più approfondito. Di qui l'esigenza di rivedere modalità e meccanismi che regolano la formazione, un fattore sempre più decisivo del processo di sviluppo.

Una società trasformata dalla scienza

Il progresso scientifico ha modificato e modifica profondamente l'organizzazione sociale e gli stili individuali di vita e di pensiero. E molto spesso indipendentemente dalla consapevolezza collettiva della trasformazione in atto. Oggi che il ritmo delle scoperte e delle loro applicazioni è sempre più veloce, la comunicazione all'opinione pubblica delle potenzialità e dei limiti della ricerca è una delle questioni principali per creare un corretto rapporto tra scienza e società, tra decisori e cittadini.

L'impresa scientifica come motore di pace

Gli scienziati appartengono all'unica comunità che ha finora dimostrato di sapere e di dover lavorare superando barriere etniche, politiche e geografiche. È per questo che la società può chiamarli a contribuire al superamento dei conflitti e alla promozione della coesistenza pacifica. Per concentrare le risorse in una comune prospettiva di sviluppo fondata sul rapporto fra politica, economia e progresso della conoscenza.

Saperi diversi per un'unica cultura

La progressiva specializzazione delle discipline e dei linguaggi ha preso il sopravvento sull'idea di un sapere unitario. Oggi non è più proponibile il concetto rinascimentale di homo universalis, ma proprio per questo è necessario promuovere lo scambio e il dialogo fra cultura scientifica e cultura umanistica, per una riflessione epistemologica che consenta di affrontare criticamente e a più voci le grandi questioni etiche sollevate dal progresso.