La seconda edizione del convegno prosegue il dibattito avviato nel dicembre 1993 a partire dalle problematiche e dagli obiettivi indicati dai premi Nobel che hanno dato vita alle due giornate di lavori.
Il quadro generale resta quello del rapporto fra progresso scientifico, sviluppo economico e nuovi interrogativi etici. I partecipanti sono chiamati a riflettere sul valore intrinsecamente culturale della scienza, sulla necessità che l'opinione pubblica partecipi consapevolmente a definire obiettivi e confini etici della ricerca e delle sue applicazioni, in una prospettiva di superamento dei conflitti e di crescita della collaborazione internazionale. Uno scenario che non può prescindere dai nodi strategici dei processi formativi e dei mutamenti prodotti dall'innovazione nel mondo della produzione e del lavoro.

Due metodi di interpretazione del reale
Giovedì 8 dicembre 1994
L'artista e lo scienziato hanno un scopo comune: dare forma al mondo che li circonda. Entrambi lo perseguono cercandovi un disegno - un disegno che riunisca ciò che prima era scollegato. Il disegno può venir espresso tramite la pittura, le parole, i numeri, o con l'aiuto dei simboli della matematica. Anche una pennellata o una parola, peraltro, sono dei simboli.

L'artista e lo scienziato sono animati dallo stesso fondamentale impulso: il desiderio di vivere e, quindi, di sperimentare. L'esperienza avviene attraverso il contatto con il reale, abbracciando il mondo. Ma tanto dal punto di vista intellettivo che fisico, si può abbracciare solo ciò che ha una forma. Perciò dare forma è un processo fondamentale dell'esistenza, e lo chiamiamo "scoperta".

Anche se la scoperta può diventare un'arte eccelsa, di certo non è appannaggio esclusivo dell'artista o dello scienziato. Si tratta di una ricerca di tutti, che inizia con i primi barlumi della coscienza e termina solo con la morte.

Ogni bambino è infatti un scienziato in erba, costretto ad affrontare difficoltà tali da giustificare l'attribuzione di un premio Nobel sin dalla nascita. Deve inventare una fisica che comprenda concetti profondi quali numero, forma, colore, sapore, dimensione e permanenza, e lo fa né più né meno come un adulto: attraverso il gioco temperato dalla logica.

Il gioco e la logica hanno esigenze diverse. A ciascun campo va riconosciuto il suo merito. Per fortuna l'uomo è un meccanismo in cui casualità e controllo si fondono per aprire la strada alla scoperta.

In queste affermazioni è implicito che la scienza è un'arte o, più precisamente, è implicito che la scoperta è un atto creativo. Lo scienziato, calcolatrice alla mano, dipinge quindi il mondo con la stessa sicurezza, o insicurezza, di un pittore armato di pennello.

La relatività non era in attesa del proprio scopritore, non più di quanto Guernica fosse in attesa del proprio creatore. Lo scienziato e l'artista hanno entrambi abbracciato una visione del mondo determinata dalla cultura cui appartenevano e ne sono nati la relatività e Guernica. è semmai per il tipo di verifica al quale viene sottoposta questa visione che l'artista e lo scienziato si differenziano.

Entrambi affermano una forma di verità valida per il loro tempo. Entrambi lo fanno in base alle prove che hanno a disposizione. Le loro affermazioni sono quindi senza tempo, proprio in quanto contengono elementi di verità, ma anche immerse nel loro tempo, perché non contengono tutta la verità. Ne concludiamo che entrambi, prototipi dello scienziato e dell'artista, attingono alla cultura dell'epoca e la alimentano. Nessuno dei due potrebbe essere ciò che è , fare ciò che fa, senza l'altro.


A partire da questo intervento è stato scritto un saggio, pubblicato nel volume Scienza e società. Dieci Nobel per il futuro. (Marsilio, Venezia 1995).