L'artista e lo scienziato hanno un scopo comune: dare forma al
mondo che li circonda. Entrambi lo perseguono cercandovi un disegno
- un disegno che riunisca ciò che prima era scollegato.
Il disegno può venir espresso tramite la pittura, le parole,
i numeri, o con l'aiuto dei simboli della matematica. Anche una
pennellata o una parola, peraltro, sono dei simboli.
L'artista e lo scienziato sono animati dallo stesso fondamentale
impulso: il desiderio di vivere e, quindi, di sperimentare. L'esperienza
avviene attraverso il contatto con il reale, abbracciando il mondo.
Ma tanto dal punto di vista intellettivo che fisico, si può
abbracciare solo ciò che ha una forma. Perciò dare
forma è un processo fondamentale dell'esistenza, e lo chiamiamo
"scoperta".
Anche se la scoperta può diventare un'arte eccelsa, di
certo non è appannaggio esclusivo dell'artista o dello
scienziato. Si tratta di una ricerca di tutti, che inizia con
i primi barlumi della coscienza e termina solo con la morte.
Ogni bambino è infatti un scienziato in erba, costretto
ad affrontare difficoltà tali da giustificare l'attribuzione
di un premio Nobel sin dalla nascita. Deve inventare una fisica
che comprenda concetti profondi quali numero, forma, colore, sapore,
dimensione e permanenza, e lo fa né più né
meno come un adulto: attraverso il gioco temperato dalla logica.
Il gioco e la logica hanno esigenze diverse. A ciascun campo va
riconosciuto il suo merito. Per fortuna l'uomo è un meccanismo
in cui casualità e controllo si fondono per aprire la strada
alla scoperta.
In queste affermazioni è implicito che la scienza è
un'arte o, più precisamente, è implicito che la
scoperta è un atto creativo. Lo scienziato, calcolatrice
alla mano, dipinge quindi il mondo con la stessa sicurezza, o
insicurezza, di un pittore armato di pennello.
La relatività non era in attesa del proprio scopritore,
non più di quanto Guernica fosse in attesa del proprio
creatore. Lo scienziato e l'artista hanno entrambi abbracciato
una visione del mondo determinata dalla cultura cui appartenevano
e ne sono nati la relatività e Guernica. è
semmai per il tipo di verifica al quale viene sottoposta questa
visione che l'artista e lo scienziato si differenziano.
Entrambi affermano una forma di verità valida per il loro
tempo. Entrambi lo fanno in base alle prove che hanno a disposizione.
Le loro affermazioni sono quindi senza tempo, proprio in quanto
contengono elementi di verità, ma anche immerse nel loro
tempo, perché non contengono tutta la verità. Ne
concludiamo che entrambi, prototipi dello scienziato e dell'artista,
attingono alla cultura dell'epoca e la alimentano. Nessuno dei
due potrebbe essere ciò che è , fare ciò che
fa, senza l'altro.
A partire da questo intervento è stato scritto un saggio, pubblicato nel volume
Scienza e società. Dieci Nobel per il futuro. (Marsilio, Venezia 1995).