La seconda edizione del convegno prosegue il dibattito avviato nel dicembre 1993 a partire dalle problematiche e dagli obiettivi indicati dai premi Nobel che hanno dato vita alle due giornate di lavori.
Il quadro generale resta quello del rapporto fra progresso scientifico, sviluppo economico e nuovi interrogativi etici. I partecipanti sono chiamati a riflettere sul valore intrinsecamente culturale della scienza, sulla necessità che l'opinione pubblica partecipi consapevolmente a definire obiettivi e confini etici della ricerca e delle sue applicazioni, in una prospettiva di superamento dei conflitti e di crescita della collaborazione internazionale. Uno scenario che non può prescindere dai nodi strategici dei processi formativi e dei mutamenti prodotti dall'innovazione nel mondo della produzione e del lavoro.

Interdisciplinarità e specializzazione: due componenti indispensabili del progresso scientifico
Mercoledì 7 dicembre 1994
Fra le conseguenze dirette del progresso scientifico e tecnologico figurano la nascita di nuove discipline e la progressiva diminuzione del numero di scienziati provvisti di competenze generali. A ciò si aggiunge il fatto che gli scienziati con nozioni più vaste non sono in grado di competere sul fronte della ricerca con i colleghi più specializzati. Eppure, i problemi che la ricerca scientifica oggi deve affrontare sono spesso di natura abbastanza complessa e non potranno essere risolti con gli approcci riduzionistici privilegiati dalle singole discipline. Servono quindi strategie interdisciplinari basate su una stretta collaborazione fra specializzazioni diverse; è necessario che ciascun partner dell'impresa scientifica disponga di una solida competenza specialistica e, nel contempo, di nozioni transdisciplinari sulle strategie e i principali obiettivi perseguiti negli altri settori.

La necessità di un approccio interdisciplinare appare evidente se analizziamo le origini della genetica molecolare e suoi effetti non solo sulla ricerca biologica e medica, ma anche sulla sanità, l'economia e l'etica. Dimostrano quanto sia importante il modo in cui l'opinione pubblica percepisce la scienza e l'influenza che tale percezione esercita sulle applicazioni del sapere scientifico. Solo unendo una cultura interdisciplinare a una qualificata formazione specialistica riusciremo a rendere il sapere scientifico più facilmente accessibile ai membri di altre discipline e all'opinione pubblica interessata. E a promuovere il dialogo fra scienze umane da un lato e scienze sociali, naturali e ingegneristiche dall'altro. Tale dialogo costituisce un requisito fondamentale affinché le tecnologie si sviluppino in modo sano e accettabile al servizio dell'umanità.

Basandomi sulla mia esperienza personale, presenterò diverse iniziative volte a promuovere la formazione trans- e interdisciplinare. Fra queste figurano: (1) la realizzazione di accordi internazionali e interdisciplinari per la formazione di biotecnologi a livello universitario e post-universitario; (2) l'offerta istituzionale di una formazione trans- e interdisciplinare a studenti di qualsiasi formazione specialistica; (3) il ruolo dei programmi di ricerca interdisciplinari nelle scienze ambientali, relativamente alle strategie di ricerca applicate e alla competenza interdisciplinare dei partecipanti.

Le strategie interdisciplinari svolgono un ruolo sempre più determinante nelle professioni per cui è necessaria una formazione universitaria. Sulle università ricade quindi l'importante e gravosa responsabilità non solo di formare i propri studenti nella disciplina prescelta ma anche, e soprattutto, di offrire loro l'opportunità di familiarizzare con gli approcci interdisciplinari per la soluzione di problemi complessi.


A partire da questo intervento è stato scritto un saggio, pubblicato nel volume Scienza e società. Dieci Nobel per il futuro. (Marsilio, Venezia 1995).