Mai come oggi l’innovazione ha dominato la vita quotidiana, generando cambiamenti sempre più veloci. Il processo di globalizzazione, la crescente mobilità di persone e idee, le potenzialità della scienza e delle sue ricadute sono al tempo stesso promesse e sfide per una società in continua evoluzione.
Di qui la necessità di costruire un sistema di istruzione e formazione adeguato alle esigenze di un’economia sempre più basata sul capitale umano. E, per il mondo industrializzato, di ripensare le politiche sociali tenendo conto del progressivo invecchiamento della popolazione.
Molte risposte potranno venire dai risultati della ricerca, come dimostrano le nuove opportunità per la salute e la qualità della vita offerte dalla biologia molecolare. Che allo stesso tempo sollevano però interrogativi e paure tali da ostacolarne il progresso, se non si riuscirà a coinvolgere l’opinione pubblica in un dibattito vero e condiviso.
Mai come oggi, quindi, è necessaria la capacità di guardare agli orizzonti dello sviluppo, per individuarne rischi e potenzialità. A questo è dedicata l’ottava edizione di "Dieci Nobel per il futuro", l’ultima di questo secolo.

Riforme sociali
e nuova economia
Milano, 5 dicembre 2000
Palazzo Marino, Sala Alessi

Non sono un futurologo, e il fatto che qualcuno possa considerarmi tale mi preoccupa. Non mi sono mai occupato di questo genere di cose. Quello che desidero fare è ricordarvi alcuni interessanti esempi di successi e fallimenti. A mio parere, una delle caratteristiche rilevanti della nuova economia e delle nuove tecnologie è proprio la scarsissima prevedibilità: le sorprese, intese come sviluppi nuovi e inattesi, si presentano a una velocità eccezionale. Pensiamo a tutte le cose delle quali, secondo i nostri nipoti, non avremmo mai potuto fare a meno: in casa di mia madre non c’era l’elettricità, e quando i miei figli erano piccoli non avevano la televisione.

Ciononostante, ci sono alcune linee di tendenza che mi sento di estrapolare. Una di queste è che, per un certo periodo di tempo, una parte sempre maggiore delle interazioni tra esseri umani e altri "automata" (altri umani, computer o macchinari di altro genere) non avverrà direttamente ma attraverso l’intermediazione di un computer. Questi interscambi potranno essere gestiti da casa, e in realtà da qualunque luogo, perché chiunque può essere raggiunto ovunque – sia o meno in movimento – grazie ai telefoni, all’e-mail o ad altre forme di comunicazione. Questo tipo di interscambio è destinato a sostituire quello attuale che si basa sulla vicinanza fisica, per esempio in fabbrica o in ufficio.

Alcune implicazioni della linea di tendenza sopra descritta accelereranno il passaggio, già in corso dopo l’ultima guerra, da "colletti blu" a "colletti bianchi".

Questo nuovo tipo di lavoro individuale, o comunque isolato, è più compatibile con il lavoro in subappalto, e quindi autonomo. Alcune implicazioni: il ruolo delle grandi fabbriche, dei grandi uffici (e dei grandi parcheggi). Gli effetti sul ruolo e sul potere dei sindacati (e sulle previsioni di un famoso futurologo, Karl Marx). Il fatto che i sindacati non rappresentino più i lavoratori, bensì i pensionati – vedi il caso italiano – e gli effetti distorti di questo fatto sul loro comportamento nei confronti del sistema pensionistico e delle sue riforme. Gli effetti sulla distribuzione del reddito – cervello contro muscoli. Lo sviluppo dell’imprenditorialità e la dimensione delle aziende. I contributi previsti dalle pensioni statali per il nuovo tipo di lavoratori.

Gli effetti della nuova economia sulle attività economiche, sull’occupazione e sulla disoccupazione; gli investimenti e la politica monetaria.

Gli effetti a breve termine negli Usa. Investimenti, occupazione, inflazione, Borsa. Le nuove tecnologie fanno ribollire ed esplodere il resto del mercato (e perché). L’innovazione e gli investimenti elevati possono continuare per un certo periodo di tempo, ma è improbabile che modifichino le basi dell’economia, una volta che le nuove tecnologie si siano affermate.

Gli effetti a breve termine in Europa. Il rapporto tra dollaro ed euro e il deficit della bilancia dei pagamenti rallentano lo sfruttamento delle nuove tecnologie e gli approcci sistemici; di conseguenza, gli investimenti continuano a essere fiacchi, anche a causa di una politica monetaria sbagliata. Tutto ciò, unito a un risparmio relativamente elevato, continua a far sì che la disoccupazione sia molto consistente, anche se di recente la situazione è leggermente migliorata grazie alle elevate esportazioni rese possibili da un euro debole. L’euro debole, che ferisce così tanto il prestigio del sistema bancario centrale europeo, risulta essere una benedizione, che la Banca Centrale tenta di fermare aumentando ripetutamente i tassi di interesse. Una peculiarità europea è il fatto che la disoccupazione è elevata perché la Banca Centrale ha deciso che se si consente alla disoccupazione di ridursi più velocemente rispetto agli obiettivi previsti, l’inflazione salirà alle stelle. Tanto che anche se la nuova economia riuscisse finalmente ad aumentare la domanda di investimenti, la Banca Centrale Europea arginerebbe la crescita della produzione e dell’occupazione con apposite restrizioni monetarie.

La nuova economia attenua o contribuisce a risolvere i più gravi problemi economici che la maggior parte dei paesi sviluppati si troveranno ad affrontare nel prossimo secolo? Mi riferisco in particolare al futuro – a lungo termine – dei sistemi pensionistici pubblici. In cosa consiste il problema, quali sono le soluzioni proposte e come è probabile che vengano condizionate dalla nuova economia.