L’ottava edizione di "Dieci Nobel per il futuro" prosegue la formula introdotta con successo nel 1998: oltre al tradizionale convegno di dicembre, dedicato quest’anno al tema "Gli orizzonti dello sviluppo", quattro premi Nobel sono protagonisti nel corso dell’anno di una serie di incontri con pubblici differenziati, che culminano con una conferenza pubblica.
Il terzo degli ospiti del 2000 è Burton Richter, Premio Nobel per la Fisica, 1976.

Burton Richter è ancora uno studente quando scopre che la sua strada è la fisica delle alte energie, e la sua vocazione quella di sperimentatore. Diventa subito un pioniere nella tecnologia degli acceleratori di particelle, indispensabili per comprendere la struttura della materia e le forze che la governano. E nel 1976, a soli 45 anni, riceve il Nobel per la Fisica per la cosiddetta "Rivoluzione di novembre": la scoperta di una particella elementare "di natura completamente nuova", che consente il perfezionamento del modello dei quark.
Apparentemente, niente di più astratto e lontano dalla vita quotidiana. E invece, cinquant’anni di esperienza in un settore in cui fare ricerca di punta significa realizzare grandi apparecchiature e mobilitare ingenti risorse finanziarie fanno di Richter un osservatore privilegiato del rapporto fra scienza e società: "Il mio punto di vista è quello di un fisico che ha fatto ricerca in ambito universitario, diretto un grande laboratorio coinvolto in un’ampia gamma di ricerche e di sviluppi tecnologici, collaborato con una serie di imprese grandi e piccole. E che ha maturato una certa esperienza delle interazioni tra scienza, governo e industria. So che la strada che porta da una scoperta scientifica fondamentale allo sviluppo di nuove applicazioni tecnologiche non è l’autostrada larga e diritta che molti auspicherebbero, bensì una via piena di curve e deviazioni". Ma capire la natura vuol dire controllarla, tanto che la sua citazione preferita è quella di Samuel Johnson: "La conoscenza è più che equivalente alla forza".

Scienza e società:
lezioni per il ventunesimo secolo
Martedì, 3 ottobre
Centro Congressi Cariplo


Le rivoluzioni scientifiche del ventesimo secolo hanno avuto un impatto straordinario, e in gran parte positivo: l’età media è aumentata, così come il tenore di vita, e la natura stessa del lavoro ha subito profonde modifiche. Tuttavia il progresso ha portato con sé svariati problemi, e alcune delle lezioni che possiamo apprendere dal passato sono importanti per il nostro futuro. Si tratta di un argomento straordinariamente vasto, del quale intendo affrontare solo alcuni aspetti: la necessità di preservare la vitalità della ricerca scientifica, la prudenza che è opportuno adottare nel modificare il sistema educativo e alcuni dei provvedimenti che saranno resi necessari dai vincoli ambientali.