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Nobel per l'Economia 1990 "Sono nato a Boston, nel Massachusetts, il 16 giugno 1934. All’epoca i miei genitori avevano già completato gli studi universitari, mio padre con una laurea in letteratura inglese e mia madre con una laurea in scienze. Mio padre era allora impiegato presso l’ufficio di orientamento professionale dell’Università di Harvard". William F. Sharpe comincia così l’autobiografia scritta per la Fondazione Nobel nel 1990, che in una pagina del suo sito Internet all’Università di Stanford definisce"più di quanto vorreste sapere sulla mia vita fino a quel momento". E prosegue: "Nel 1940, il precipitare degli eventi mondiali causò la mobilitazione dell’unità di milizia nazionale cui apparteneva mio padre e ci spostammo in Texas. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale ci trasferimmo poi in California. La maggior parte della mia istruzione pre-universitaria si è svolta nelle eccellenti scuole pubbliche di Riverside, in California, dove ho trovato insegnanti stimolanti e programmi di studio impegnativi". Nel 1951, Sharpe si iscrive all’Università della California a Berkeley, con il progetto di conseguire una prima specializzazione in scienze, da cui proseguire per una laurea in medicina. "Al termine del primo anno di corso, tuttavia, avevo già capito che i miei interessi erano diversi. Cambiando materia e località mi sono allora trasferito alla sede di Los Angeles dell’Università, l’Ucla, per conseguire la laurea in Business Administration. Il mio primo semestre all’Ucla cominciò con lo studio (obbligatorio) di contabilità ed economia, due corsi che avrebbero avuto un’influenza considerevole sulla mia carriera. Il primo verteva essenzialmente sulla tenuta dei libri contabili, il secondo sulla teoria microeconomica. Ma mentre la contabilità mi risultò subito tediosa e poco soddisfacente dal punto di vista intellettuale, la microeconomia mi affascinò per il suo rigore e per la sua attualità, spingendomi a passare al corso di laurea in economia. Anche se con il tempo ho imparato ad apprezzare la contabilità nei suoi aspetti pragmatici e intellettuali, è stata una fortuna che il mio primo impatto con questa materia mi abbia spinto verso il settore nel quale ho trascorso felicemente tutta il resto della mia vita professionale. [...] Già durante il corso di laurea ebbi l’onore di essere scelto quale membro dell’associazione studentesca Phi Beta Kappa. Due sono i professori dell’Ucla che più hanno influito sulla mia carriera. Del primo, J. Fred Weston, ho avuto la fortuna di essere assistente ricercatore, oltre che studente. Professore di scienza delle finanze della Business School, Weston mi ha introdotto al pensiero di Harry Markowitz e alla ricerca complessa e rigorosa che in quegli anni cominciava a rivoluzionare il mondo della finanza. Successivamente, durante il Ph.D., avrei ripreso insieme a lui lo studio della finanza, ampliando considerevolmente la mia comprensione della materia. Armen Alchian, professore di economia, è stato il mio modello come docente e ricercatore. Egli insegnava ai suoi studenti a non dare niente per scontato, a cominciare ogni analisi dai princìpi più fondamentali, a concentrarsi sugli elementi essenziali lasciando da parte quelli secondari, a fare l’avvocato del diavolo anche rispetto alle proprie idee. Partecipare ai suoi corsi significava assistere al lavoro di una mente geniale alle prese con problemi affascinanti. Il suo metodo di ricerca mi ha ispirato per tutta la mia carriera e, quando ho ripreso gli studi per conseguire il Ph.D., ho seguito un suo corso di micro-economia. Alchian ha inoltre presieduto la commissione di fronte alla quale ho discusso la mia tesi di dottorato". La Rand Corporation Dopo aver conseguito la laurea e il master in economia, rispettivamente nel 1955 e nel 1956, e dopo un rapido passaggio nell’esercito, Sharpe entra come economista alla Rand (Research and Development) Corporation, che fornisce consulenze al governo americano su questioni strategiche, in particolare nel campo della difesa. "La Rand è il luogo ideale per chiunque desideri svolgere ricerche che coniughino l’interesse pragmatico con quello estetico. In quel periodo, alla Rand venivano fatte ricerche d’avanguardia nei settori dell’informatica, della teoria dei giochi, della programmazione lineare e dinamica e dell’economia applicata, tanto dal personale permanente che dal personale distaccato dalle principali università americane. L’atmosfera era collegiale e gli orari flessibili. I progetti di ricerca erano per lo più scelti dai ricercatori stessi e la ricerca fondamentale era incoraggiata e generosamente finanziata. In questo periodo imparai molte cose, non ultima qualche nozione di programmazione informatica. Grazie all’aiuto di redattori professionisti e colleghi ho anche migliorato le mie capacità di comunicazione orale e scritta". Durante la permanenza alla Rand, Sharpe prepara il Ph.D. in economia, che consegue presso l’Università della California a Los Angeles nel 1961. Dopo aver concluso gli esami nel 1960, comincia a lavorare a una tesi sul transfer pricing. "Su suggerimento di Alchian, i miei risultati preliminari furono rivisti da un altro professore che aveva già svolto ricerche in materia. Questi mi propose di cambiare argomento e Weston mi suggerì di chiedere a Markowitz, allora alla Rand, se avesse qualche idea da propormi. Cominciai così a collaborare con lui a un’analisi di portafoglio sulla base di un modello semplificato delle relazioni fra titoli. Anche se non faceva parte della commissione, Markowitz è stato per me una specie di relatore, e il debito che ho nei suoi confronti è enorme". Nella tesi Sharpe esamina diversi aspetti dell’analisi di portafoglio basandosi su un modello proposto per la prima volta da Markowitz, che all’epoca definiva "modello a indice unico", anche se oggi è più generalmente conosciuto come "modello mono-fattoriale". L’assunto fondamentale di tale modello è che i rendimenti dei titoli sono correlati fra loro unicamente tramite le loro reazioni a un fattore comune. "Nella tesi, ho trattato tanto i risultati normativi che quelli positivi. L’ultimo capitolo, ‘A Positive Theory of Security Market Behavior’ (‘Una teoria positiva del comportamento del mercato mobiliare’), comprendeva un risultato molto simile a quello che oggi definiamo il rapporto fra rendimento atteso e rischio di mercato (o security market line) del Capm (Capital Asset Pricing Model), ottenuto però nell’ambiente limitato in cui i rendimenti sono generati da un modello monofattoriale". Il Capital Asset Pricing Model Nel 1961 Sharpe si trasferisce a Seattle per insegnare scienza delle finanze presso la School of Business dell’Università di Washington. "Lì preparai subito un saggio sui risultati normativi della mia tesi, che sarebbe poi stato pubblicato nella rivista Management Science nel 1963. Cominciai inoltre a lavorare su una generalizzazione della teoria dell’equilibrio contenuta nell’ultimo capitolo della mia tesi. Già nell’autunno del 1961 avevo capito che era possibile giungere a risultati molto simili anche senza postulare alcun assunto sul numero dei fattori che influiscono sul rendimento dei titoli. Presentai tale idea per la prima volta all’Università di Chicago nel gennaio 1962. Subito dopo proposi un articolo sull’argomento al Journal of Finance, ma il rapporto negativo di un referee e un cambio alla direzione della rivista fecero slittare la pubblicazione fino al settembre 1964. Tanto per il contenuto che per il titolo, tale articolo costituiva la base per quello che oggi è definito Capm". Il Capm si fonda su un approccio noto a qualsiasi studioso di microeconomia. Partendo dall’assunto che gli operatori di un mercato tendano in qualche modo a massimizzare il proprio rendimento, si indaga sulle condizioni necessarie al conseguimento dell’equilibrio in tali mercati. "Dal momento che Markowitz aveva già fornito un modello sulla necessità di tale comportamento massimizzante, non ero ovviamente l’unico a studiare le sue conseguenze sull’equilibrio del mercato. Nel 1963 ricevetti un articolo inedito di Jack Treynor contenente conclusioni in qualche modo analoghe alle mie. Nel 1965, John Lintner pubblicò dei risultati molto simili. Più tardi, Jan Mossin pubblicò una versione in cui giungeva agli stessi rapporti in un contesto più generale". Fra il 1961 e il 1968 Sharpe rimane all’Università di Washington, se si esclude un anno di aspettativa trascorso alla Rand. In quegli anni insegna un’ampia gamma di materie, fra cui microeconomia, scienza delle finanze, informatica, statistica e ricerca operativa. "Come spesso accade, ho scoperto che il miglior modo di imparare una materia è di insegnarla. Spero che i miei studenti non abbiano risentito troppo della loro partecipazione al processo di apprendimento. Come ricercatore non ero meno eclettico che come insegnante. In quegli anni ho lavorato sull’ampliamento del Capm e su prove empiriche relative alle sue implicazioni. Ho anche pubblicato libri sull’economia dei computer (sulla base di ricerche finanziate dalla Rand) e sulla programmazione informatica. Gli anni trascorsi all’Università di Washington sono stati intensi e produttivi. Oltre a poter contare sull’aiuto dei colleghi della Rand e di altre università, a Seattle ho avuto la fortuna di incontrare colleghi interessati e disponibili, fra cui voglio ricordare soprattutto George Brabb, Stephen Archer e Charles D’Ambrosio". Nel 1968 si trasferisce alla sede di Irvine dell’Università di California per partecipare alla creazione di una Scuola di Scienze sociali di impostazione interdisciplinare e quantitativa. Per varie ragioni, le aspettative di diversi partecipanti al progetto risultano deluse e molti si trasferiscono altrove. "Io ebbi la fortuna di ricevere un invito a lavorare presso la Graduate School of Business dell’Università di Stanford, dove mi trasferii nel 1970. Prima di spostarmi, tuttavia, completai il libro Portfolio Theory and Capital Markets (Teoria del portafoglio e mercati finanziari), in cui sintetizzavo la ricerca normativa e positiva in questo settore". L’Università di Stanford "Gli anni a Stanford sono stati tutto ciò che avrei potuto desiderare, come insegnante e ricercatore. Anche lì ho avuto la fortuna di trovare colleghi e studenti estremamente stimolanti. Ho acquisito gran parte della mia competenza in campo finanziario in occasione di un seminario per dottorandi (il primo nel suo genere organizzato a Stanford) in cui ero docente, agli inizi degli anni ’70, insieme ai colleghi Alan Kraus e Bob Litzenberger. Ho condiviso con loro non solo conoscenze ed esperienze, ma anche una passione per la vela – sport che abbiamo praticato assieme molto spesso. Negli anni ’70 ho imparato molto anche da altri due colleghi, oggi scomparsi: Alex Robichek, che univa una visione tradizionalista della finanza a un’insaziabile sete di nuove idee, e Paul Cootner, autore generoso di idee completamente originali e innovative. Entrambi valutavano le teorie in funzione della loro utilità. Entrambi hanno offerto un grande contributo attraverso le loro ricerche e l’insegnamento. La loro scomparsa prematura è stata una grave perdita per lo studio della finanza, per Stanford e per me". Nel 1973 Sharpe viene nominato Timken Professor of Finance a Stanford. Negli anni ’70, la sua ricerca si concentra su questioni connesse all’equilibrio dei mercati finanziari e alle sue conseguenze sulle scelte di portafoglio degli investitori. Con il passaggio di una nuova normativa in materia nel 1974, comincia a studiare il ruolo delle politiche di investimento per i fondi pensione. Scrive anche un manuale, Investments (Investimenti), "in cui ho inteso presentare materiale istituzionale, teorico ed empirico in modo accessibile a studenti universitari e post-universitari. La prima edizione, pubblicata nel 1978, è stata gratificata da un notevole successo. Il libro, di cui oggi è co-autore Gordon Alexander, è alla quarta edizione e, con nostra grande soddisfazione, è ancora considerato un valido strumento di insegnamento in diverse università". Analoga fortuna ha avuto una variante del primo manuale, Fundamentals of Investments, pubblicata nel 1989 sempre insieme a Gordon Alexander. "Nel corso della preparazione e revisione di Investimenti ho avvertito la necessità di ampliare la teoria esistente, formulando nuove teorie ed effettuando nuove analisi empiriche. L’esempio più fruttuoso di tale attività è forse la creazione di una procedura binomiale per la determinazione del prezzo delle opzioni, presentata per la prima volta nell’edizione del 1978. Tale sistema costituisce l’equivalente discreto della procedura Black-Scholes, che invece funziona sull’assunto di un contesto temporale continuo". Data la potenza dei computer moderni, la procedura binomiale rappresenta un metodo pratico per valutare strumenti che comportano opzioni complesse, ed è ampiamente utilizzata. L’applicazione pratica della teoria finanziaria In quel periodo, Sharpe lavora come consulente prima per Merrill Lynch, Pierce, Fenner and Smith e quindi per Wells Fargo Investment Advisors. "Ogni volta, il mio obiettivo è stato di favorire l’applicazione pratica di alcune delle idee della teoria finanziaria. Alla Merrill Lynch mi sono occupato essenzialmente di creare servizi per valutare i ‘coefficienti beta’ su base continua di un’ampia gamma di azioni ordinarie e per fornire misurazioni risk-adjusted delle performance di portafoglio. Alla Wells Fargo ho invece contribuito alla creazione di index funds, portafogli passivi concepiti per soddisfare gli obiettivi degli investitori, valutazioni delle Security Market Lines (e Planes) usando previsioni di flussi di cassa futuri, valutazioni del rischio di portafoglio, scelta di portafogli ottimali per replicare indici selezionati ecc. A mio avviso, all’epoca la Wells Fargo riuniva alcune delle persone più originali e creative del settore, che mi hanno insegnato molto sul mondo reale degli investimenti. Tale conoscenza ha influito profondamente su di me tanto in qualità di insegnante che di ricercatore. La persona cui devo di più in questo campo è Bill Fouse, la cui lungimiranza ha fatto di Wells Fargo una società molto interessante e stimolante". Trascorre l’anno accademico 1976-1977 al National Bureau of Economic Research (Nber), quale membro di un gruppo di studio, diretto da Sherman Maisel, sull’adeguatezza del capitale bancario. "Il mio lavoro si concentrava sul rapporto fra l’assicurazione dei depositi e il rischio di inadempienza. I risultati, pubblicati dal Journal of Financial and Quantitative Analysis nel 1978, ribadivano la necessità di premi di assicurazione correlati al rischio. La ricerca empirica svolta con Laurie Goodman dimostrò inoltre come i valori di mercato dei titoli di istituzioni finanziarie possano fornire importanti informazioni sull’adeguatezza del capitale". In sostanza, il progetto Nber auspicava un maggior livello di attenzione al rischio connesso con le istituzioni finanziarie, sottolineando come un sistema fondato su tassi di assicurazione fissi e su una copertura di fatto illimitata, cui si univano procedure imperfette di monitoraggio e sanzione, incoraggi gli amministratori di tali istituzioni ad assumere rischi eccessivi. "Se solo il nostro messaggio fosse stato ascoltato dagli amministratori delle istituzioni americane di risparmio e di credito (savings and loan) nel decennio successivo!" Nell’ultima parte degli anni ’70, Sharpe sviluppa un metodo semplice ma efficace per fornire soluzioni approssimate a una classe di problemi di analisi di portafoglio. "La procedura, definita in un working paper di Stanford e nel mio manuale, è stata ampiamente applicata, per quanto la pubblicazione finale del saggio con la descrizione dell’algoritmo sia stata ritardata fino al 1987, a causa di errori imputabili alla rivista che aveva deciso di pubblicarlo". Nel 1980 viene eletto presidente dell’American Finance Association. L’argomento prescelto per il suo indirizzo di saluto all’atto dell’insediamento è il problema della gestione decentralizzata degli investimenti: "Tale scelta è stata motivata dal desiderio di fornire una base per l’analisi della tendenza, diffusa presso i grandi investitori istituzionali, a dividere i fondi fra diversi gestori. L’argomento è interessante da un punto di vista tanto teorico che pratico, e la ricerca continua". Le politiche di investimento Negli anni ’80 continua a lavorare su problemi connessi alle politiche di investimento dei piani pensionistici, tema su cui scrive un articolo teorico insieme a J. Michael Harrison nel 1983. "Mi sono anche interessato al processo di generazione dei rendimenti del mercato azionario americano, già affrontato da Barr Rosenberg quando era all’Università della California a Berkeley. Ciò ha dato origine a una ricerca empirica sui fattori che influiscono sui rendimenti dei titoli nella Borsa di New York, pubblicato nel 1982. In quegli stessi anni ho cominciato inoltre a interessarmi all’allocazione delle attività – la ripartizione dei fondi di un investitore fra le maggiori classi di attività. Per rendere più accessibili tanto le idee che le tecnologie, ho preparato un pacchetto composto da un libro, un software di ottimizzazione e dei database, con il titolo di Asset Allocation Tools. Pubblicato per la prima volta nel 1985, Asset Allocation Tools è oggi disponibile sia nella versione originaria, sia in quella di Ibbotson Associates collegata alla loro più ampia serie di database". Nel 1983, Sharpe collabora con l’Università di Stanford alla creazione di un corso in Gestione degli investimenti internazionali, organizzato in collegamento con l’International Management Institute di Ginevra prima, e con la London Graduate School of Business poi. Il corso, della durata di una settimana, è rivolto a professionisti del settore che desiderino acquisire solide conoscenze nella teoria economica finanziaria e nella ricerca empirica ad essa collegata. "Fino al 1986, ho svolto funzioni di condirettore del corso, e ho continuato a parteciparvi negli anni successivi. Autonomamente, ho inoltre contribuito a istituire un corso di tre settimane per la Nomura School of Advanced Management, inteso a fornire materiale analogo a professionisti giapponesi, corso che ho tenuto per cinque anni. Infine ho collaborato con Sidney Cottle, della Financial Research Associates, alla preparazione di seminari destinati a trasmettere gli ultimi risultati della ricerca agli operatori professionisti". Nel 1986 prende due anni di aspettativa da Stanford per fondare la Sharpe-Russell Research, una società il cui obiettivo sociale comprende la ricerca e lo sviluppo di procedure che aiutino enti quali i fondi pensione e le fondazioni a selezionare l’allocazione delle attività più adatte a loro. "Con il sostegno di alcuni dei principali fondi pensione e della Frank Russel Company, e grazie all’aiuto di validi professionisti, sono riuscito a fare in modo che i risultati della ricerca in economia finanziaria influissero su tale settore fondamentale fornendo nuovo materiale di attualità, teorico ed empirico. Successivamente, l’obiettivo della società è stato ampliato in modo da includere la fornitura di servizi di consulenza a fondi pensione e fondazioni nel campo dell’allocazione delle attività". Le pubblicazioni risultanti da tale impegno hanno riguardato i settori dell’allocazione integrata delle attività, delle strategie dinamiche per l’allocazione delle attività, di factor models per la valutazione degli stili e della performance di gestione e, infine, della copertura delle passività (liability hedging). Nel 1989, opta per un cambiamento di status, diventando Timken Professor Emeritus of Finance a Stanford. "Ciò mi ha consentito di dedicare più tempo alla ricerca e alle consulenze per la mia società, la William F. Sharpe Associates. Anche se ho dovuto abbandonare l’insegnamento, ho comunque la fortuna di continuare a partecipare alla vita intellettuale dell’università. Inoltre, posso continuare la ricerca con un gruppo di validi colleghi, fornendo assistenza a clienti estremamente specializzati (che mi insegnano a loro volta molte cose). Ho anche avuto l’enorme fortuna di collaborare con numerose organizzazioni nel settore degli investimenti. Ho svolto le funzioni di amministratore del College Retirement Equities Fund dal 1975 al 1983 e attualmente sono amministratore della Research Foundation dell’Institute of Chartered Financial Analysts, membro di commissione dell’Institute of Quantitative Research in Finance, e membro del consiglio per l’istruzione e la ricerca dell’Institute of Chartered Financial Analysts. Fungo infine da consulente strategico per la Nikko Securities’ Institute of Investement Technology e per la Divisione gestione portafogli istituzionali della Unione di Banche Svizzere. Sharpe ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti. "Sono particolarmente orgoglioso di aver ricevuto il premio dell’American Assembly of Collegiate Schools of Business per i miei contributi nel campo della formazione manageriale, nel 1980, e il premio Nicholas Molodovsky della Financial Analysts’ Federation per il mio contributo alla professione [finanziaria n.d.r.], nel 1989". Il Premio Nobel Nel 1990 Sharpe riceve il Premio Nobel per l’Economia, che condivide con Harry Markowitz e Merton Miller, "per i loro studi pionieristici sulla teoria dell’economia finanziaria". La nota diffusa dalla Fondazione Nobel per annunciare il Premio descrive così l’importanza dei suoi studi: "Il Capital Asset Pricing Model, o Capm – in cui il modello di Markowitz è assunto a teoria ‘positiva’ (o esplicativa) – segna il passaggio dalla microanalisi all’analisi di mercato nella spiegazione dei meccanismi di formazione del prezzo delle attività finanziarie. Tale sviluppo ha ricevuto, a metà degli anni ’60, il contributo di diversi ricercatori, operanti indipendentemente gli uni dagli altri. Il contributo pionieristico di William Sharpe è contenuto nel suo saggio del 1964 intitolato Capital Asset Prices: A Theory of Market Equilibrium under Conditions of Risk (Capital Asset Prices: una teoria dell’equilibrio di mercato in condizioni di rischio). L’assunto di base del Capm è che l’investitore può scegliere la propria esposizione al rischio attraverso una combinazione di creditoindebitamento e un portafoglio di titoli "rischiosi" opportunamente costituito. Secondo il Capm, la composizione di tale portafoglio ottimale dipende da come l’investitore valuta le prospettive future dei diversi titoli, e non dalla sua particolare propensione al rischio. Quest’ultima si riflette unicamente nella combinazione prescelta fra portafoglio rischioso e investimento privo di rischio (per esempio buoni del tesoro) o indebitamento. L’investitore che non disponga di informazioni speciali, e cioè che non sia meglio informato degli altri investitori, non ha ragione di detenere un portafoglio di azioni diverso da quello degli altri, e cioè dal cosiddetto portafoglio di mercato. Il ‘valore beta’ di un’azione specifica indica il suo contributo marginale al rischio dell’intero portafoglio di mercato di titoli rischiosi. Le azioni con un coefficiente beta superiore a 1 hanno un effetto sul rischio del portafoglio aggregato superiore alla media, mentre le azioni con coefficiente beta inferiore a 1 avranno un effetto inferiore alla media. Secondo il Capm, in un mercato finanziario efficiente, il premio al rischio e, quindi, anche il rendimento atteso di un determinato titolo varieranno in modo direttamente proporzionale al coefficiente beta. Tali relazioni sono generate dalla formazione del prezzo di equilibrio su mercati finanziari efficienti. Un altro importante risultato è che il rendimento atteso di un titolo è determinato dal coefficiente beta del titolo, il quale a sua volta misura la covarianza fra il rendimento del titolo e il rendimento del portafoglio di mercato. Il Capm mostra come i rischi possano essere trasferiti al mercato finanziario, dove possono essere acquistati, venduti e valutati. In tal modo, i prezzi di titoli rischiosi evolvono garantendo la coerenza delle decisioni di portafoglio. Il Capm è considerato la base della moderna teoria dei prezzi dei mercati finanziari ed è ampiamente applicato nell’analisi empirica, consentendo un uso sistematico ed efficiente dei dati statistici finanziari. Inoltre il modello è applicato nella ricerca pratica ed è diventato la base dei processi decisionali in diversi settori. Ciò dipende dal fatto che tali studi necessitano di informazioni sui costi di capitale delle imprese, di cui il premio al rischio costituisce una componente essenziale. I premi al rischio specifici di un determinato settore possono quindi essere calcolati usando informazioni sul valore beta specifico del settore in questione. [...] Insieme al modello di portafoglio di Markowitz, il Capm costituisce oggi il quadro di riferimento dei manuali di economia finanziaria in tutto il mondo". Sharpe ha pubblicato articoli su un gran numero di riviste specializzate, fra le quali Management Science, The Journal of Business, The Journal of Finance, The Journal of Financial Economics, The Journal of Financial and Quantitative Analysis, The Journal of Portfolio Management, e The Financial Analysts’ Journal. Oggi continua ad insegnare alla Graduate School of Business dell’Università di Stanford come "Stanco 25" Professor of Finance. È inoltre presidente della Financial Engines, Inc., una società che ha fondato assieme a un gruppo di esperti di informatica e di finanza che, combinando le tecniche più avanzate di analisi finanziaria con le nuove tecnologie di comunicazione, fornisce consulenze on-line ai singoli individui che investono per garantirsi una pensione. "Negli ultimi anni, ho lavorato per rendere accessibili a qualsiasi investitore le tecniche che avevo sviluppato per i gestori professionali di fondi pensione. Oggi, con l’aiuto dell’équipe della Financial Engines, questa ambizione si è trasformata in realtà". Risparmi globali e investimenti, computer e comunicazioni "Anche se ci sono indubbiamente dei rischi, un uso adeguato dell’innovazione per quanto riguarda l’informatica, le comunicazioni e la finanza può venire incontro alle esigenze di centinaia di milioni di persone, in un settore fondamentale dell’impresa umana. Per secoli, le persone abbastanza fortunate da arrivare all’età della pensione si sono trovate a dipendere dai redditi dei loro familiari in grado di lavorare. In questo modo, gli anziani condividevano i rischi dell’intera società, vedendo i loro redditi aumentare o diminuire insieme alla produzione complessiva. In tempi recenti, i paesi industrializzati hanno istituzionalizzato il metodo di provvedere agli anziani attraverso sistemi pensionistici, pubblici e privati. La caratteristica di queste procedure è quella di garantire ai pensionati un reddito fisso, costringendo le persone che lavorano a sopportare i rischi economici della società. Adesso stiamo entrando in un terzo stadio di questo processo: nei paesi industrializzati, l’aumento della durata della vita e la diminuzione delle nascite stanno sensibilmente aumentando il numero di pensionati rispetto a quello di quanti fanno parte della forza lavoro attiva. Questo ha reso indispensabile che i pensionati condividano almeno alcuni dei rischi legati ai mutamenti del benessere economico generale. La soluzione più diffusa al problema è un nuovo modello in cui ciascun lavoratore è tenuto a risparmiare una parte del proprio reddito, investendo tale ammontare nel sistema economico attraverso fondi di investimento o altri prodotti finanziari. Questi modelli di ‘contributi predeterminati’ stanno diventando, in tutto il mondo, sempre più numerosi. Sfortunatamente, questo nuovo approccio mette i cittadini in una situazione per la quale non sono adeguatamente preparati. Ad ogni lavoratore – o lavoratrice – viene richiesto di prendere impegnative decisioni di ordine finanziario, decisioni destinate a condizionare la qualità della sua vita negli anni del pensionamento, forse per decenni. Ma questo problema è cresciuto contemporaneamente alla sua potenziale soluzione. Le opportunità offerte dall’informatica e dai sistemi di comunicazione sono aumentate a una velocità incredibile, i costi si sono sensibilmente ridotti ogni anno, ed è prevedibile che questa tendenza continui anche in futuro. Di conseguenza, i mercati finanziari sono molto più integrati di quanto avvenisse in passato, e l’assortimento di potenziali prodotti di investimento è molto più esteso. E se alcuni di questi sviluppi aumentano i problemi che ogni singolo individuo si trova ad affrontare, possono anche fornire gli strumenti per semplificarli. Possiamo fare appello a potenti sistemi di analisi in grado di fornire una consulenza ad alto livello, ma allo stesso tempo di facile comprensione. Ed è possibile strutturare complessi prodotti finanziari in modo tale da consentire ad ogni individuo di ottenere in prospettiva la combinazione di rischio e di guadagno più adeguata alla propria situazione e ai propri obiettivi". La famiglia "In tutta la mia lunga e impegnativa carriera, ho beneficiato dell’influenza e dell’esempio dei miei genitori, che hanno continuato la propria istruzione anche durante la vita professionale. Mio padre è andato in pensione come preside d’università, mia madre come direttrice di scuola elementare e il mio patrigno come avvocato. Mi hanno insegnato, con l’esempio, l’amore per l’apprendimento e per la trasmissione agli altri delle proprie scoperte. Ho anche la fortuna di avere due figli adorabili, Deborah e Jonathan, ormai adulti. Anche loro condividono la mia passione per lo studio e per la trasmissione delle conoscenze, anche se hanno optato per attività molto diverse dalla mia. Nel 1986, ho sposato mia moglie Kathryn, un’artista di talento che partecipa alla mia vita personale e professionale (quale amministratrice della mia società). Senza il suo incoraggiamento e sostegno non avrei mai potuto fare ciò che ho fatto [...]. Ci unisce l’amore per la vela, per l’opera e per le partite di football e pallacanestro. Soprattutto quando il tempo è bello, i cantanti hanno talento e la nostra squadra vince la partita". |
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