Allais, Maurice    Economia, 1988

Altman, Sidney    Chimica, 1989

Arber, Werner    Medicina, 1978

Arrow, Kenneth J.    Economia, 1972

Baltimore, David    Medicina, 1975

Becker, Gary S.    Economia, 1992

Black, James W.    Medicina, 1988

Brown, Lester R.

Buchanan, James M.    Economia, 1986

Charpak, Georges    Fisica, 1992

Dahrendorf, Ralf

Dausset, Jean    Medicina, 1980

Debreu, Gérard    Economia, 1983

de Duve, Christian    Medicina, 1974

Dulbecco, Renato    Medicina, 1975

Ernst, Richard R.    Chimica, 1991

Esaki, Leo    Fisica, 1973

Fo, Dario    Letteratura, 1997

Gell-Mann, Murray    Fisica, 1969

Glashow, Sheldon Lee    Fisica, 1979

Guillemin, Roger C.L.    Medicina, 1977

Hoffmann, Roald    Chimica, 1981

Jacob, François    Medicina, 1965

Kindermans, Jean-Marie    Pace, 1999
"
Klein, Lawrence R.    Economia, 1980

Kroto, Harold W.    Chimica, 1996

Lederman, Leon M.    Fisica, 1988

Lehn, Jean-Marie    Chimica, 1987

Leontief, Wassily    Economia, 1973

Levi Montalcini, Rita    Medicina, 1986

Lown, Bernard    Pace, 1985

Marchetti, Cesare

Modigliani, Franco    Economia, 1985

Molina, Mario J.    Chimica, 1995

Müller, K. Alex    Fisica, 1987

Mullis, Kary B.    Chimica, 1993

Mundell, Robert A.    Economia, 1999

Murray, Joseph E.    Medicina, 1990

Nakicenovic, Nebojsa

Nishi, Kazuhiko

North, Douglass C.    Economia, 1993

Olah, George A.    Chimica, 1994

Pauli, Gunter

Paz, Octavio    Letteratura, 1990

Penzias, Arno    Fisica, 1978

Pérez Esquivel, Adolfo    Pace, 1980

Polanyi, John C.    Chimica, 1986

Porter, George    Chimica, 1967

Prigogine, Ilya    Chimica, 1977

Richardson, Robert C.    Fisica, 1996

Richter, Burton    Fisica, 1976

Rifkin, Jeremy

Rodbell, Martin    Medicina, 1994

Rohrer, Heinrich    Fisica, 1986

Rota, Gian-Carlo

Rotblat, Joseph    Pace, 1995

Rowland, F. Sherwood    Chimica, 1995

Rubbia, Carlo    Fisica, 1984

Sharpe, William F.    Economia, 1990

Skilbeck, Malcolm

Soyinka, Wole    Letteratura, 1986

Steinberger, Jack    Fisica, 1988

Ting, Samuel C.C.    Fisica, 1976

Tobin, James    Economia, 1981

Touraine, Alain

Walcott, Derek    Letteratura, 1992

Watson, James D.    Medicina, 1962

Weinberg, Steven    Fisica, 1979

Wiesel, Elie    Pace, 1986

Zewail, Ahmed H.    Chimica, 1999

Zinkernagel, Rolf M.    Medicina, 1996

Premio Nobel per l'Economia 1985

Franco Modigliani nasce a Roma nel 1919 da Enrico Modigliani, un famoso pediatra della capitale, e da Olga Flaschel, impegnata nel volontariato.

"Nei primi anni di scuola il mio rendimento era buono, anche se non eccezionale. Poi, nel 1932, la mia vita fu colpita da un evento terribile: mio padre morì, in conseguenza di un’operazione chirurgica. Fu allora che mi resi improvvisamente conto di quanto profondamente lo amassi e lo ammirassi: all’età di tredici anni tutto il mio mondo sembrò andare in frantumi.

Dopo questi avvenimenti, anche il mio rendimento scolastico diventò discontinuo, fino a quando non mi trasferii al Liceo Visconti, la miglior scuola superiore di Roma. La sfida si dimostrò salutare, e io sembrai rifiorire. Incoraggiato, decisi di saltare l’ultimo anno di liceo, superai gli impegnativi esami che mi venivano richiesti e mi iscrissi all’Università di Roma all’età di diciassette anni".

La famiglia sperava che seguisse le orme del padre medico. "Per un certo periodo di tempo rimasi nell’incertezza, ma alla fine decisi altrimenti, soprattutto a causa della mia scarsa capacità di sopportare il sangue e la sofferenza fisica".

Sceglie invece la facoltà di legge, che in Italia apriva la strada a molte opportunità. Mentre frequenta il secondo anno di università, decide di partecipare per l’economia ai Littoriali della cultura, una competizione nazionale promossa dalle organizzazioni studentesche. "Con mia grande meraviglia, vinsi il primo premio e, anche se evidentemente avrei qualche esitazione a segnalare quel mio primo saggio come un significativo contributo alla scienza economica, esso ebbe però la funzione di determinare il mio attuale interesse per questa materia. Sfortunatamente, durante il fascismo l’insegnamento in questo campo era decisamente tetro, e solo grazie ai consigli dei pochi economisti validi che conoscevo personalmente, e in particolare di Riccardo Bachi, cominciai a leggere autonomamente i classici inglesi e italiani".

Oltre a orientare la sua futura carriera professionale, la competizione lo aiuta a precisare le sue convinzioni politiche: "I Littoriali mi avevano messo in contatto con i giovani antifascisti, e fu allora che cominciò la mia opposizione politica nei confronti del regime. A cui contribuì anche il mio legame con la mia futura moglie, Serena Calabi, e con il suo eccezionale padre Giulio, che era da tempo un antifascista. Nel 1938 in Italia furono promulgate le leggi razziali, e in seguito all’invito dei miei futuri suoceri li raggiunsi a Parigi, dove Serena e io ci sposammo nel maggio del 1939. Mi iscrissi alla Sorbona, ma trovai che l’insegnamento fosse poco interessante e rappresentasse una perdita di tempo, e quindi passavo il tempo studiando per conto mio e lavorando alla mia tesi alla Bibliothèque St. Geneviève. Nel giugno del 1939 tornai per qualche tempo a Roma per discutere la tesi e ricevere dall’Università di Roma il titolo di Doctor Juris".

La fuga negli Stati Uniti

Poco dopo, temendo che l’Europa sarebbe stata presto coinvolta in una guerra sanguinosa, Modigliani e la sua famiglia fanno domanda per poter immigrare negli Stati Uniti. Arrivano a New York nell’agosto del 1939, pochi giorni prima dell’inizio della seconda guerra mondiale.

"Era chiaro che il nostro soggiorno negli Stati Uniti sarebbe durato a lungo, e quindi cominciai immediatamente a riflettere sul modo migliore di sviluppare il mio interesse per l’economia. Ebbi la grande fortuna di ottenere una borsa di studio dalla Graduate Faculty of Political and Social Science della New School for Social Research, un’istituzione da poco creata con l’obiettivo di accogliere gli studiosi europei vittime delle tre dittature fasciste".

Nell’autunno del 1939 comincia una routine che sarebbe proseguita per tre anni: "Studiavo la sera dalle sei alle dieci, e lavoravo duramente durante il giorno – vendevo libri europei – per mantenere la mia famiglia, alla quale poco dopo si aggiunse il nostro primo figlio André. Lavoravo molto ma, nonostante questo, ricordo con soddisfazione quel periodo: stavo scoprendo la mia passione per l’economia, anche grazie a degli insegnanti eccellenti, tra i quali Adolf Lowe e soprattutto Jacob Marschak, a cui devo molta gratitudine. Fu lui ad aiutarmi a sviluppare solide basi in economia e in econometria, e a fornirmi alcuni fondamenti di matematica. E fu lui che mi introdusse ai temi di maggiore attualità e che mi garantì, insieme alla sua indimenticabile gentilezza, un costante incoraggiamento. A lui devo, in particolare, quella combinazione di teoria e di analisi empirica – di teorie che possono essere verificate e di ricerca empirica guidata dalla teoria – che hanno caratterizzato buona parte del mio lavoro più recente. Marschak mi offrì anche un’esperienza che contribuì alla mia crescita intellettuale invitandomi a partecipare a un seminario informale che si tenne a New York intorno al 1940-1941, e i cui partecipanti comprendevano, tra gli altri, Abraham Wald, Tjalling Koopmans e Oscar Lange".

L’inizio della carriera professionale

"Ritengo che la mia educazione formale si sia conclusa nel 1941, quando Marschak lasciò la New School per trasferirsi alla University of Chicago, e io ottenni il mio primo incarico come instructor al New Jersey College for Women".

Circa due anni più tardi viene pubblicato il suo primo articolo in inglese, "Liquidity Preference and the Theory of Interest and Money", che è sostanzialmente la sua dissertazione di dottorato, e che considera a tutt’oggi uno dei suoi più interessanti contributi. Nato dalle discussioni durante il seminario di Marschak, e dal dibattito allora in corso con Abba Lerner, l’articolo si propone di integrare la "rivoluzione" keynesiana, che veniva generalmente considerata una completa rottura nei confronti del passato, con la corrente principale dell’economia classica.

Nel 1942 Modigliani diventa instructor di economia e statistica al Bard College, che allora era un college residenziale della Columbia University. "Ebbi occasione di apprezzare le eccezionali caratteristiche della vita in un campus americano, in particolare lo stretto rapporto con gli studenti più dotati".

Nel 1944 torna alla New School con un incarico di lecturer e research associate all’Institute for World Affairs, dove è responsabile, insieme ad Hans Neisser, di un progetto i cui risultati vengono successivamente pubblicati in National Income and International Trade. In questo periodo produce anche il suo primo contributo allo studio del risparmio, noto in seguito come "ipotesi Duesenberry-Modigliani".

Nell’autunno del 1948 lascia New York: "Avevo ottenuto la prestigiosa Political Economy Fellowship della University of Chicago, e mi fu offerta la possibilità di entrare a far parte, come consulente per la ricerca, della Commissione Cowles per la ricerca economica, allora la più importante istituzione del settore. Poco dopo il mio arrivo accettai un interessante incarico presso la University of Illinois, come direttore di un progetto di ricerca su ‘Expectations and Business Fluctuations’. Rimasi tuttavia a Chicago durante l’anno accademico 1949-1950, traendo grande beneficio dalla mia collaborazione con la Commissione Cowles, gestita e frequentata da personaggi come Marschak, Koopmans, Arrow, Simon, in un momento in cui la professione di economista stava assorbendo due importanti rivoluzioni, una riguardante la teoria della scelta in condizioni di incertezza, iniziata da von Neumann e Morgenstern, e l’altra sull’inferenza statistica dalle osservazioni non sperimentali, ispirata da Haavelmo".

La teoria del ciclo vitale

La collaborazione con la University of Illinois dura solo fino al 1952, a causa di conflitti interni. "Durante quel breve periodo ebbi occasione di fare amicizia con un giovane e brillante specializzando, Richard Brumberg. Con la sua collaborazione ponemmo le basi di quella che era destinata a divenire la teoria del ciclo vitale del risparmio".

La teoria viene successivamente sviluppata in due articoli, riguardanti uno il comportamento individuale e l’altro il risparmio globale, nel 1953 e nel 1954 – dopo che sia Brumberg che Modigliani avevano lasciato la University of Illinois, il primo per completare il suo Ph.D. alla Johns Hopkins University e il secondo per andare al Carnegie Institute of Technology, oggi Carnegie-Mellon University. "L’articolo ‘complessivo’ fu pubblicato solo nel 1980 nei miei Collected Papers, perché lo shock dovuto alla prematura scomparsa di Brumberg mi fece passare la voglia di occuparmi del lavoro di revisione e di sintesi che sarebbe stato necessario per farlo apparire su una delle tradizionali riviste specializzate".

La collaborazione con la Carnegie, che dura fino al 1960, risulta molto produttiva: "Oltre a completare i due articoli fondamentali che definivano le basi della teoria del ciclo vitale, scrissi con Miller i due saggi sugli effetti della struttura finanziaria e della politica dei dividendi sul valore di mercato di un’azienda. Pubblicai anche, insieme a E. Grunberg, un articolo sulla prevedibilità degli eventi sociali quando l’agente reagisce alle previsioni, che successivamente avrebbe fornito una delle basi per la ‘teoria delle aspettative razionali’. Tutti questi contributi rappresentavano, in un certo senso, la maturazione delle idee nate durante la mia ricerca su ‘Expectations and Business Fluctuations’".

Il Massachusetts Institute of Technology

Nel 1960 è visiting professor al Massachusetts Institute of Technology, dove era tornato dopo un anno alla Northwestern University. Da allora, è sempre rimasto al Mit, dove nel 1962 diviene professore di economia e finanza, e attualmente è professore emerito. "Sostenuto da questa eccezionale istituzione, e da colleghi altrettanto eccezionali, ho sviluppato i miei interessi macroeconomici, tra cui la critica al monetarismo, le generalizzazioni del meccanismo monetario e le evidenze empiriche della teoria del ciclo vitale. Ho anche esteso i miei interessi ad altri settori, in particolare alla finanza internazionale e al sistema internazionale dei pagamenti, agli effetti dell’inflazione e ai possibili rimedi, alle politiche di stabilizzazione in economie aperte indicizzate, e in diversi settori della finanza, come il razionamento del credito, i tassi di interesse e la valutazione degli assets speculativi".

Verso la fine degli anni ’60 Modigliani ha anche un ruolo determinante nella definizione di un modello su larga scala dell’economia statunitense, il Mps, promosso dalla Federal Reserve Bank e ancora oggi da questa utilizzato.

I lavori di Modigliani nel campo della teoria monetaria, dei mercati finanziari, della macroeconomia e dell’econometria gli sono valsi numerosi riconoscimenti. Membro dell’Accademia statunitense delle scienze e dell’American Association of Arts and Sciences, è stato presidente della Econometric Society, dell’American Economic Association, dell’American Finance Association e presidente onorario della International Economic Association, nonché consulente del Tesoro e del Federal Reserve System degli Stati Uniti e di diverse banche europee.

È autore di dieci libri, di cinque raccolte di suoi scritti e di numerosi articoli scientifici. Fra i suoi molti saggi divenuti ormai classici e tradotti perfino in cinese, vanno citati per la loro costante attualità: Reddito, interesse, inflazione (Einaudi, 1987) e Consumo, risparmio, finanza (Il Mulino, 1992).

Nel 1985 Modigliani riceve il James R. Killian Faculty Award del Mit e viene insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana. Nello stesso anno vince il Premio Nobel per l’Economia "per le sue analisi pionieristiche sul risparmio e sui mercati finanziari".

Il Premio Nobel

Il comunicato ufficiale della Fondazione Nobel riassume così l’importanza della sua teoria del ciclo vitale e dei cosiddetti teoremi Modigliani-Miller, per i quali viene premiato: "La teoria del ciclo vitale ha costituito la base teorica di molte indagini empiriche. In particolare, si è dimostrata uno strumento ideale per analizzare gli effetti di diversi sistemi pensionistici. La maggior parte di queste analisi ha indicato che l’introduzione di un sistema generale di pensioni conduce a un declino nel risparmio privato, una conclusione in perfetto accordo con la teoria di Modigliani e Brumberg. [...] Il modello del ciclo vitale ha avuto un impatto determinante sullo sviluppo delle successive ricerche teoriche ed empiriche. Rappresenta di fatto un nuovo paradigma per gli studi sul consumo e sul risparmio, ed è oggi alla base della maggior parte dei modelli dinamici utilizzati in questo campo.

[...] I teoremi di Modigliani-Miller rappresentano una svolta decisiva per la teoria della finanza aziendale, e hanno avuto un’importanza decisiva per gli sviluppi delle ricerche in questo settore. Il valore scientifico del contributo dei loro autori non è quindi in nessun modo limitato alla formulazione dei teoremi, ma si estende in larga misura anche all’introduzione di un nuovo metodo di analisi nell’ambito della finanza aziendale come disciplina".

Subito dopo il conferimento del Nobel, Modigliani dichiara: "Spenderò il denaro del Premio seguendo le mie teorie sul comportamento degli individui, vale a dire distribuendolo nel corso di tutto il resto della mia vita. Non ho intenzione di fare baldoria. Lo userò con gradualità: secondo la mia teoria, è così che fa la gente. L’unica sfortuna è averlo ricevuto così tardi. Vorrei averlo preso quando avevo vent’anni. [...] Comunque, la gestione del bilancio familiare è affidata a mia moglie Serena: io fornisco l’idea generale, ma lei è più brava a prendere decisioni su problemi specifici".

Primo: investire

Anche dopo aver preso la cittadinanza americana, Modigliani è stato "presente con assiduità nel dibattito di politica economica sui maggiori problemi italiani. [...] La sua posizione è sempre stata ispirata a un progressismo equilibrato. Più volte egli ha esercitato i propri sforzi di persuasione per indurre ad assegnare priorità agli obiettivi di piena occupazione e di promozione della classe lavoratrice. Nel medesimo tempo realisticamente ha fatto rilevare che la capacità del sistema produttivo di mantenere efficienza e competitività deve essere assicurata se si vogliono conseguire credibili prospettive di crescita", scrive l’economista Carlo D’Adda nell’introduzione a Consumo, risparmio, finanza.

Le sue frequenti critiche alle scelte dei politici, la sua estrema franchezza e la tendenza al rifiuto di ogni compromesso hanno fatto di lui un personaggio per certi versi scomodo.

"Primo: investire. È l’unico presupporto per creare occupazione. E l’occupazione genera risparmio che si traduce in nuovi investimenti per costruire la ricchezza del paese". Questo circolo "virtuoso" è il principale comandamento economico di Modigliani, che da anni è impegnato nella battaglia per il rilancio degli investimenti produttivi, contro le eccessive rigidità del mercato del lavoro, l’eccesso della spesa pubblica, le disfunzioni dello Stato e i privilegi monopolistici e corporativi. È fortemente convinto che l’Unione monetaria non sarà completa se non attraverso un vero sforzo comune di armonizzazione delle politiche economiche.

Le sue convinzioni in proposito sono sistematizzate nel "Manifesto contro la disoccupazione in Europa", firmato da altri sei economisti: Jean Paul Fitoussi, Beniamino Moro, Dennis Snower, Robert Solow, Alfred Steinherr e Paolo Sylos Labini.

Qui di seguito, una sintesi del Manifesto (il cui originale inglese è pubblicato in Bnl Quarterly Review, e la traduzione italiana in Moneta e Credito, entrambi del settembre 1998).

"La disoccupazione è oggi il problema più urgente che l’Unione Europea deve affrontare. Oggi, il tasso medio di disoccupazione nei Paesi dell’Ue è dell’11 per cento (per un totale di 19 milioni di disoccupati) con picchi del 15-20 per cento, mentre negli anni ’60 e nei primi anni ’70 esso si manteneva quasi ovunque al di sotto del 3 per cento. Un tasso di disoccupazione così elevato si traduce in un immenso spreco di risorse, con una perdita della produzione che può essere stimata fino al 15 per cento del Pil potenziale e perdite anche superiori di investimenti. Una situazione degradante e avvilente per i disoccupati, con conseguenze dannose soprattutto per i giovani".

Modigliani sostiene che vi siano alcune riforme del mercato del lavoro che possono aumentarne la flessibilità come, per esempio, incentivare lo sviluppo del lavoro part-time e del lavoro a tempo determinato. E che esiste poi il problema del cuneo fiscale fra costo del lavoro all’impresa e busta paga, che in Europa è molto elevato soprattutto se confrontato con quello degli Stati Uniti.

"La differenza è data soprattutto dagli oneri sociali, che riflettono l’esistenza in Europa, e in particolare in Italia, di un elevato tasso di risparmio obbligatorio necessario per sostenere l’attuale sistema pensionistico. Per ridurre il cuneo, pertanto, ma non solo per quello, sarebbe necessario mettere mano ad una opportuna riforma di tale sistema. Esiste, inoltre, un problema di flessibilizzazione territoriale del mercato del lavoro in relazione alla sua differente produttività geografica, che non riguarda solo il Mezzogiorno italiano, ma investe anche le regioni meno sviluppate degli altri paesi europei".

Politiche monetarie e disoccupazione in Europa

"Dal lato della domanda, una prima constatazione da fare è che un tasso di disoccupazione a due cifre esiste solo in Europa o, più precisamente, nei paesi che fanno parte dell’Euro, dove le politiche keynesiane sono state abbandonate. Infatti, gli Usa e i paesi europei fuori dall’Euro registrano tassi di disoccupazione sensibilmente inferiori: ad esempio, in Norvegia il tasso è pari al 4 per cento, in Svizzera al 5,5 per cento e nel Regno Unito al 5,6 per cento.

Così, per far luce sulla costellazione delle cause della disoccupazione nell’Ue, è importante individuare i fattori che sono comuni alla maggior parte degli Stati membri, ma che nel contempo non si riscontrano nei paesi non appartenenti all’Euro.

Un’esperienza condivisa in questi ultimi anni dai paesi dell’Euro, e in generale non vissuta dagli altri, è rappresentata da politiche della domanda aggregata particolarmente restrittive, siano esse fiscali o monetarie.

Dal lato dell’offerta, le misure finora proposte per combattere la disoccupazione non rappresentano le migliori opzioni disponibili. Una causa importante del problema della disoccupazione europea, infatti, è costituita dalle errate politiche tradizionali attuate allo scopo di sostenere il reddito dei disoccupati e per tutelare gli occupati dalla perdita del posto di lavoro. Tra le politiche sbagliate dal lato dell’offerta, nel Manifesto si citano in particolare la legislazione sul salario minimo, quella sulla sicurezza del posto del lavoro e la ventilata riduzione per legge dell’orario settimanale a 35 ore, sia in Italia che in Francia.

Da queste considerazioni discendono varie proposte di politica economica, che coinvolgono entrambi gli aspetti della domanda e dell’offerta. Per quel che riguarda le politiche della domanda, la strategia da seguire per ridurre la disoccupazione nell’Ue dovrebbe coinvolgere politiche che stimolino un’ampia ripresa dell’attività d’investimento, avendo cura di non riaccendere pressioni inflazionistiche e di non aumentare le dimensioni del debito pubblico rispetto alle attività nazionali".

I problemi del nuovo Welfare in Europa

Secondo Franco Modigliani l’Europa sta affrontando quattro grandi problemi. Inflazione e tassi di cambio sono certamente importanti, ma il finanziamento dei sistemi pubblici pensionistici – problema di lungo periodo – e la disoccupazione sono di gran lunga i più seri. Il 4 aprile 2000, a Bruxelles, Modigliani ha offerto un’audizione alla "Commissions’ Broad Guidelines of Economic Policies of the Member States and of the Community" del Parlamento Europeo e pubblicato, insieme a Maria Luisa Ceprini, l’articolo "Il nuovo Welfare in Europa: disoccupazione e previdenza" sulla rivista di Politica Economica del luglio-agosto 2000 (vol. XC): "[...] Non riusciamo a capire perché la BCE fissi un target di tassi di disoccupazione al 9 per cento. Siamo convinti che un tasso molto al di sotto di questo (forse al 5 per cento), non risulterebbe in un ritorno all’inflazione, specialmente se l’espansione è programmata in collaborazione con i sindacati e gli imprenditori come parte di uno sforzo per rilanciare gli investimenti e ridurre la piaga della disoccupazione. Sicché sulla base dell’evidenza a noi nota, pur riluttanti dobbiamo concludere che l’alta disoccupazione nei paesi Europei, sin dagli anni ’80, senza dubbio è il risultato di una ingannevole e super-protettiva politica monetaria. Forse, guardando il gap tra la disoccupazione Europea e quella americana si può avere un’idea approssimativa sulla grandezza dell’eccesso della disoccupazione. E quel gap probabilmente sottostima la perdita, perché il valore gonfiato della disoccupazione in America, agli inizi degli anni ’90, è stato un grosso errore. [...] Abbiamo indicato che l’effetto di una domanda insufficiente debba essere integrato ai problemi dal lato dell’offerta, particolarmente ci riferiamo alle rigidità nel mercato del lavoro e agli scarsi piani di incentivi. [...] Troviamo fondamentale mettere in rilievo il principio della complementarità tra la politica della domanda e quella dell’offerta. Continuiamo a credere che le sole politiche dal lato dell’offerta, senza considerare quelle dal lato della domanda, potrebbero avere successo nel ridurre la disoccupazione in alcune aree a spese di altre, ma non avrebbero significativi effetti sulla disoccupazione totale, almeno che non vengano aumentati gli investimenti".

L’analisi dei sistemi previdenziali in Europa

"[...] Il finanziamento della ripartizione dei sistemi pensionistici pubblici, anche noto come paygo, è inaffidabile e deve essere abbandonato al più presto. Il miglior modo per rimpiazzarlo è un sistema pubblico completamente finanziato dalla capitalizzazione (pilastro del risparmio obbligatorio), costruito per garantire benefici reali definiti. Tale sistema è l’alternativa più promettente dal punto di vista dell’efficienza (costo ai partecipanti per unità di beneficio), dell’affidabilità (stabilità di contributi necessari a garantire i benefici promessi in base a realistiche variazioni nei parametri fondamentali), e della massima certezza (sull’entità della pensione).

[...] Il debito pensionistico è un problema che in Europa riguarda tutti i sistemi pubblici finanziati dalla ripartizione. Il vero problema da risolvere viene dal finanziamento del sistema e non, come largamente creduto o asserito, dal fatto che sono gestiti da una struttura pubblica. Secondo il nostro punto di vista, il risparmio obbligatorio (primo pilastro) dovrebbe essere propriamente gestito dal Governo, e coprire una ragionevole porzione del consumo durante il pensionamento. La rimanente parte dovrebbe essere coperta con il risparmio volontario in un sistema a capitalizzazione privato (secondo pilastro) dove un individuo liberamente decide come, quando e se versare i propri risparmi, come suggerito dal modello del Ciclo vitale del risparmio. Guardando lo scenario europeo, notiamo che, in media, l’88 per cento delle pensioni è reso disponibile attraverso schemi pubblici. Solo il 7 per cento delle pensioni è offerto attraverso piani disposti dai datori di lavoro, e l’1 per cento attraverso schemi volontari offerti da compagnie di assicurazioni sulla vita. Fatta eccezione per la Danimarca, la Finlandia e la Svezia, caratterizzati da un sistema che gradualmente sarà in parte a ripartizione e in parte a capitalizzazione, i sistemi pubblici in Europa sono principalmente schemi paygo e normalmente rappresentano l’unica risorsa di reddito da pensionamento. In paesi come l’Italia e la Spagna, la contribuzione obbligatoria è piuttosto elevata, di gran lunga eccede il 25 per cento (in Usa è il 12 per cento), e corrisponde a benefici, molto generosi, misurati dal tasso di sostituzione e dall’età di pensionamento (in Usa, rispettivamente, 50 per cento e 65 anni). L’eccessivo contributo obbligatorio, imposto per mantenere l’inaffidabile e inefficiente metodo della ripartizione, riduce la capacità dei lavoratori di versare contributi volontari in modo da sostenere adeguati piani pensionistici privati."

Come salvare la pensione

Come salvare la pensione, secondo Modigliani e Ceprini, riformando il metodo di finanziamento dei sistemi previdenziali pubblici europei?

"Il nuovo sistema pubblico obbligatorio, che raccomandiamo, è così caratterizzato: 1) finanziamento al 100 per cento con la capitalizzazione (i contributi sono totalmente investiti in titoli quotati dall’Unione Europea); 2) mantenimento degli esistenti benefici definiti basati sulla 3) garanzia di un tasso fisso di rendimento sui contributi, usando il swap, un innovativo contratto finanziario attraverso il quale il nuovo sistema a capitalizzazione scambia con il Tesoro il rendimento incerto di un portafoglio indicizzato di mercato dietro un tasso fisso reale di interesse.

Il sistema proposto investe tutti i contributi in un portafoglio comune di mercato indicizzato per garantire un rendimento certo, e mantiene uno schema a benefici definiti (DB).

La gestione di un singolo fondo strettamente indicizzato è molto meno cara che non quella di tanti piccoli portafogli individuali (come accade nelle privatizzazioni). È un’operazione fondamentalmente meccanica che può essere condotta dal nuovo sistema, o affidata a manager privati a bassissimo costo; mentre l’indicizzazione passiva immunizza il nuovo sistema da eventuali critiche verso i politici che potrebbero manipolare il crescente capitale del fondo.

[...] Da tempo si discute sulla riforma dei sistemi paygo e nel tempo si è formata una vasta letteratura che suggerisce svariate soluzioni. Ai fini del nostro lavoro, ci concentreremo su quelle poche che hanno ricevuto la maggiore attenzione. Queste possono essere classificate in due categorie fondamentali.

La prima categoria di suggerimenti intende ‘salvare’ l’attuale sistema della ripartizione cambiando tutte quelle regole necessarie per evitare, o sostanzialmente posporre, l’insolvenza che il sistema sta affrontando. Le misure considerate in questo gruppo includono l’aumento della contribuzione, la diminuzione dei benefici, l’innalzamento degli standard dell’età di pensionamento, l’aumento di un’immigrazione che, adeguatamente controllata in modo tale da non interferire con le politiche di disoccupazione, potrebbe aiutare a rialzare quei bassi tassi di dipendenza cambiando sostanzialmente la struttura della popolazione adulta.

Le ultime due misure potrebbero essere considerate anche con la nostra proposta di capitalizzazione al 100 per cento, ma realisticamente da sole sono insufficienti a risolvere il problema. Inoltre, la prima misura non è accettabile considerato il già alto contributo obbligatorio che esiste in molti paesi Europei; mentre il secondo sarebbe troppo impopolare per essere considerato, a meno che venga nascosto ai partecipanti. In più, anche se queste misure fossero in grado di farci superare l’immediata insolvenza, esse ci farebbero mantenere il finanziamento paygo che è di gran lunga inferiore a quello a capitalizzazione perché è inaffidabile a causa della sua alta sensibilità ai cambiamenti della crescita economica e della popolazione ed è prospetticamente più caro per i partecipanti in previsione della diminuzione della crescita economica.

La seconda categoria di suggerimenti consiste nel passare a un sistema a capitalizzazione (totale o parziale); ma con una accumulazione, realizzata con un meccanismo che, in pratica e in teoria, è profondamente diverso dal nostro, ed è comunemente conosciuto con il nome di ‘privatizzazione’ del sistema previdenziale. Esso obbliga i partecipanti a trasferire i loro contributi obbligatori (o parte di essi) dal sistema paygo a portafogli personali, normalmente gestiti da un fondo approvato dal governo. Al momento del pensionamento l’ammontare del conto è convertito in un’annualità. Questa forma di capitalizzazione fu introdotta per la prima volta come una totale sostituzione innovativa del paygo in Cile, coniando il termine di ‘privatizzazione’ del sistema previdenziale (benché la sola cosa privatizzata è la gestione e il rischio dei portafogli). La differenza fondamentale è che il nostro approccio, con un fondo comune e un rendimento garantito, risulta in un sistema a benefici definiti (DB) con una relazione prevedibile tra contributi e benefici; mentre, affidarsi a conti gestiti individualmente risulta inevitabilmente in un sistema a contribuzione definita (DC), dove la pensione, per dato contributo, è una quantità aleatoria, un ‘gioco d’azzardo’ perché dipende dalla fortuna nella scelta dei manager o, addirittura, dalla data di nascita, che determina la data della conversione dei titoli del portafoglio in annualità. Il primo elemento è chiaramente indesiderabile in una società contraria al rischio. Il secondo ha l’effetto indesiderato di creare disuguaglianze artificiali nella distribuzione del reddito. Inoltre, la risultante diversità delle pensioni, a parità di contribuzione, è ulteriormente amplificata dai conti privati dove anche la pensione media è variabile e incerta, al contrario nel nostro ‘fondo comune’, dove il rendimento è garantito, per lo meno per lunghi periodi, dal swap con il Tesoro che si assume la responsabilità di coprire gli shock del mercato. Un’ulteriore inferiorità dei portafogli personali è data dalla nota evidenza (si veda il caso del Sud America) che le commissioni pagate ai manager privati dei conti, specialmente quelli piccoli, sono molto più alte rispetto al basso costo di gestione del nostro portafoglio comune indicizzato.

Queste considerazioni ci suggeriscono che l’approccio della capitalizzazione è da preferire alle tante proposte che sono a favore di un sistema misto, in parte a capitalizzazione e in parte paygo. In questo sistema la contribuzione necessaria è una media ponderata delle contribuzioni richieste dai due sistemi che, a sua volta, è inversamente proporzionale al ‘tasso di rendimento’ di ciascun sistema.

La giustificazione principale a favore di un sistema misto risiede nell’assunzione che un portafoglio misto è più efficiente che non una sua sola componente. Ma questo non è vero quando una delle due componenti (quella a capitalizzazione) ha un rendimento fortemente più alto e una varianza fortemente più bassa dell’altra (quella a ripartizione). In questo caso il miglior portafoglio consiste nella prima alternativa.

Si deve infine notare che, la nostra analisi chiaramente implica che, se uno decidesse di adottare un sistema misto, la parte a capitalizzazione dovrebbe avere la forma del nostro tipo DB, il cui rendimento è certo e di gran lungo più alto del prevedibile tasso di crescita di reddito (reale). Quindi il tasso di rendimento cresce e il contributo richiesto scende monotonicamente quando la quota di capitalizzazione della combinazione tende a zero.




1996
Sviluppo, investimenti,
deficit pubblici
e Maastricht

1998
Innovazione tecnologica
e politiche del lavoro


2000
Riforme sociali
e nuova economia