Allais, Maurice    Economia, 1988

Altman, Sidney    Chimica, 1989

Arber, Werner    Medicina, 1978

Arrow, Kenneth J.    Economia, 1972

Baltimore, David    Medicina, 1975

Becker, Gary S.    Economia, 1992

Black, James W.    Medicina, 1988

Brown, Lester R.

Buchanan, James M.    Economia, 1986

Charpak, Georges    Fisica, 1992

Dahrendorf, Ralf

Dausset, Jean    Medicina, 1980

Debreu, Gérard    Economia, 1983

de Duve, Christian    Medicina, 1974

Dulbecco, Renato    Medicina, 1975

Ernst, Richard R.    Chimica, 1991

Esaki, Leo    Fisica, 1973

Fo, Dario    Letteratura, 1997

Gell-Mann, Murray    Fisica, 1969

Glashow, Sheldon Lee    Fisica, 1979

Guillemin, Roger C.L.    Medicina, 1977

Hoffmann, Roald    Chimica, 1981

Jacob, François    Medicina, 1965

Kindermans, Jean-Marie    Pace, 1999
"
Klein, Lawrence R.    Economia, 1980

Kroto, Harold W.    Chimica, 1996

Lederman, Leon M.    Fisica, 1988

Lehn, Jean-Marie    Chimica, 1987

Leontief, Wassily    Economia, 1973

Levi Montalcini, Rita    Medicina, 1986

Lown, Bernard    Pace, 1985

Marchetti, Cesare

Modigliani, Franco    Economia, 1985

Molina, Mario J.    Chimica, 1995

Müller, K. Alex    Fisica, 1987

Mullis, Kary B.    Chimica, 1993

Mundell, Robert A.    Economia, 1999

Murray, Joseph E.    Medicina, 1990

Nakicenovic, Nebojsa

Nishi, Kazuhiko

North, Douglass C.    Economia, 1993

Olah, George A.    Chimica, 1994

Pauli, Gunter

Paz, Octavio    Letteratura, 1990

Penzias, Arno    Fisica, 1978

Pérez Esquivel, Adolfo    Pace, 1980

Polanyi, John C.    Chimica, 1986

Porter, George    Chimica, 1967

Prigogine, Ilya    Chimica, 1977

Richardson, Robert C.    Fisica, 1996

Richter, Burton    Fisica, 1976

Rifkin, Jeremy

Rodbell, Martin    Medicina, 1994

Rohrer, Heinrich    Fisica, 1986

Rota, Gian-Carlo

Rotblat, Joseph    Pace, 1995

Rowland, F. Sherwood    Chimica, 1995

Rubbia, Carlo    Fisica, 1984

Sharpe, William F.    Economia, 1990

Skilbeck, Malcolm

Soyinka, Wole    Letteratura, 1986

Steinberger, Jack    Fisica, 1988

Ting, Samuel C.C.    Fisica, 1976

Tobin, James    Economia, 1981

Touraine, Alain

Walcott, Derek    Letteratura, 1992

Watson, James D.    Medicina, 1962

Weinberg, Steven    Fisica, 1979

Wiesel, Elie    Pace, 1986

Zewail, Ahmed H.    Chimica, 1999

Zinkernagel, Rolf M.    Medicina, 1996
Nobel per la Letteratura 1997

Dario Fo nasce il 24 marzo 1926 a Leggiuno-Sangiamo (Varese), in una famiglia di tradizione antifascista: suo padre è un ferroviere – ma anche, nel tempo libero, un attore dilettante – sua madre una contadina. Del primo periodo della sua vita parla lo stesso Fo, in appunti inediti del 1960: "Ne sono certo, tutto comincia da dove si nasce. Per quanto mi riguarda, io sono nato in un piccolo paese del Lago Maggiore, al confine con la Svizzera. Un paese di contrabbandieri e di pescatori più o meno di frodo. Due mestieri per i quali, oltre una buona dose di coraggio, occorre molta, moltissima fantasia. È risaputo che chi usa la fantasia per trasgredire la legge, ne preserva sempre una certa quantità per il piacere proprio e degli amici più intimi. Ecco perché, cresciuto in un simile ambiente, dove ogni uomo è un personaggio, dove ogni personaggio cerca una storia da raccontare, mi è stato possibile entrare nel teatro con un bagaglio piuttosto insolito e, soprattutto, vivo, presente e vero; come vere sono le storie inventate da uomini veri".
È al suo paese che Fo incontra la fantasia dei "fabulatori", bizzarri cantastorie popolari: "Giravano il Lago Maggiore dalle mie parti, dove sono nato, raccontando nelle piazze, nelle osterie, strane storie, un poco ingenue, un poco matte. La semplicità era la loro caratteristica. Le loro storie erano semplici iperboli desunte dall’osservazione della vita quotidiana, ma al di sotto di queste storie ‘assurde’ si nascondeva la loro amarezza; l’amarezza di una gente delusa e di una satira acerba – rivolta al mondo ufficiale – che forse pochi coglievano. Raccontavano, sempre in prima persona, di strani pescatori che, dando troppa forza al lancio della lenza pescavano dall’altra parte campanili; di strani corridori su barche, che si dimenticavano di mollare gli ormeggi e arrivavano al traguardo logicamente secondi; persone che gareggiavano nella corsa con le lumache e quando la lumaca, per arrivare prima, si sfracellava contro una pietra, si commuovevano e, cavallerescamente, non si sentivano più di raccoglierla per mangiarla.
Quando, giovanissimo, arrivai in città (in Lombardia per città si intende Milano) non potei fare a meno di usare gli occhi alla maniera dei contrabbandieri, cioè classificando tutto in personaggio e coro, in costruttori di storie (autori) e in ripetitori (attori). Con ancora l’aggiunta di un enorme piacere nel ravvisare il grottesco, il rovesciamento, l’illogico"
.
A Milano (che molti anni dopo definirà in una canzone "la brutta città che è la mia") frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera. Si iscrive poi alla facoltà di architettura del Politecnico, che abbandona prima dalle laurea (anche se nel corso degli anni otterrà diverse lauree honoris causa). "Studiando architettura, mi sono interessato alle chiese romaniche. Rimasi stupito come opere così poderose potessero essere espressione non di intellettuali o artisti con la A maiuscola, ma di semplici scalpellini, di semplici operai e muratori, ignoranti e analfabeti".
 
Gli anni del Politecnico
In questo periodo dipinge molto e frequenta Morlotti, Cassinari, conosce Vittorini; sono gli "anni del Politecnico", in cui si vuole decisamente rompere con il tradizionale provincialismo culturale, nell’immediato dopoguerra, e si ricerca un’apertura a livello europeo. Ed è in questo stesso periodo che Fo inizia a improvvisare storie, che lui stesso recita, in chiave farsesca e satirica. ll suo bersaglio principale sono le idiozie e le banalità della cultura "scolastica", in cui si susseguono personaggi boriosi e ridicoli, privi di qualsiasi umanità concreta.
Le elezioni del ’48 servono a Fo per ricreare all’interno dello spettacolo "Ma la Tresa ci divide" le tensioni e le ansie dello scontro politico: il filo conduttore delle diverse scenette è la disputa tra paesi confinanti e di opposta fede politica sulla proprietà di una mucca.
Dal 1952 comincia a collaborare con la Rai: per diciotto settimane scrive e recita per la radio le trasmissioni del "Poer nano", monologhi in cui viene portata avanti una spassosa demistificazione di situazio-ni e personaggi calati in una dimensione di gioco grottesco. "Erano storie assurde, ma con dentro dei temi ben precisi: l’ironia sui luoghi comuni e la liturgia della gente perbene, l’astio e l’orrore per il mondo dei ricchi, l’amarezza e la ribellione per la propria condizione, il senso della paura e del bisogno".
 
Il teatro
Gli stessi testi vengono poco dopo rappresentati al Teatro Odeon di Milano. È il primo contatto di Fo con il teatro ufficiale, ed è da questo momento che – conclusasi la collaborazione con la radio – entra in rapporto con autori come Franco Parenti e Giustino Durano.
Da questa collaborazione nasce nel 1953 "Il dito nell’occhio", uno spettacolo di rottura nel campo della rivista tradizionale, tutto basato sulla satira sociale e politica, che viene accolto con entusiasmo dai giornali progressisti.
L’anno successivo Fo, Durano e Parenti, ancora insieme, presentano "Sani da legare", dedicato nella vita quotidiana dell’Italia della "legge truffa". Ma il testo viene duramente colpito dalla censura, e la collaborazione a tre si esaurisce. Durano torna alla rivista tradizionale, Parenti incontra grosse difficoltà di reinserimento alla Rai ed anche nel circuito teatrale convenzionale
Fo avvia un periodo di esperienze nel campo del cinema: lavora a varie sceneggiature – con Age, Scarpelli, Pietrangeli, Pinelli – e recita nel film "Lo svitato" di Carlo Lizzani, storia "buffa" di un reporter ingenuo e impacciato, continuamente in corsa nel caos della grande città, Milano. Da questa fase di esperienze diverse nascono le "farse", attraverso cui Fo tenta un primo esplicito legame con una tradizione teatrale sviluppatasi a margine del teatro ufficiale che affonda le proprie radici nella "commedia dell’arte".
 
La Compagnia Fo-Rame
Nel 1959 insieme a Franca Rame – una giovane e bella attrice, ultima discendente di una famiglia di commedianti itineranti, che ha sposato nel 1953 – decide di organizzarsi in "compagnia". Negli anni successivi la coppia mette in scena alcuni dei titoli destinati a diventare più famosi come "Gli arcangeli non giocano a flipper" (1959-1960), "Isabella, tre caravelle e un cacciaballe" (1963-1964), "Settimo: ruba un po’ meno" (1964-1965).
Con la nascita del primo governo di centro-sinistra, Fo torna a lavorare in televisione: vengono rappresentate cinque delle sue "farse", quindi gli viene affidata la direzione di una rivista musicale, "Chi l’ha visto?". Nel 1966 conduce, insieme a Franca Rame, la più popolare trasmissione televisiva dell’epoca, "Canzonissima". Ma quando la censura televisiva interviene sul copione, i due abbandonano per protesta la trasmissione.
Sempre nel 1966 Fo allestisce "Ci ragiono e canto", il primo spettacolo che si ispira direttamente alle tradizioni della cultura e della musica popolare. Negli anni successivi seguiranno "Ci ragiono e canto 2" (1969) e "Ci ragiono e canto 3"(1973): "Non è un caso che io mi sia rifatto a una nostra tradizione, ai gesti della commedia dell’arte e alle musiche antiche popolari, in quanto ritengo che a teatro, tanto più si va sperimentando verso il nuovo, tanto più occorre affondare nel passato... e a me interessa soprattutto un passato che sia attaccato alle radici del popolo".
Nel periodo 1959-1967, a fianco delle "commedie", Fo cura adattamenti e regie di testi teatrali, come "Gli amici della battoneria" (1963) e "La passeggiata della domenica" (1967), e produce numerose canzoni. Nel 1967 allestisce uno spettacolo insieme a Enzo Jannacci, componendo in quest’occasione alcune fra le sue canzoni più note ("Prete Liprando e il giudizio di Dio", "L’Armando", "Veronica", ecc.).
 
L’Associazione Nuova Scena
Al termine della stagione teatrale 1968-1969 la "Compagnia Fo-Rame" si scioglie, e viene costituita la "Associazione Nuova Scena", un collettivo teatrale indipendente che afferma nel proprio statuto di voler "favorire la crescita di un reale processo rivoluzionario che porti al potere la classe operaia".
Alla stagione teatrale 1969-1970 appartengono "Legami pure che tanto spacco tutto lo stesso", "L’operaio conosce 300 parole, il padrone 1.000, per questo lui è il padrone", e soprattutto "Mistero buffo", una satira basata su una lettura "sovversiva" delle Sacre Scritture, che sviluppa e approfondisce la ricerca di Fo sulle origini della cultura popolare. Il titolo è lo stesso di un’opera di Majakovskij, che riprende un dramma sacro trasformando in opera buffa la parabola del popolo in lotta: per più di tre ore si susseguono testi medioevali reinventati, recitati in un dialetto ("padano") di sapore arcaico.
Lo spettatore di "Mistero Buffo" si trova di fronte a due fenomeni linguistici inusuali: l’uso del miscuglio pluridialettale e del grammelot, un biascichio inarticolato, composto per lo più da onomatopee e interiezioni, interrotte ogni tanto da qualche espressione dialettale riconoscibile. Un espediente, racconta Fo in un’intervista, da lui utilizzato per la prima volta durante la sua tournée in Francia nel 1973, proprio per superare la difficoltà della lingua.
Successivamente, Fo avrà occasione di rappresentare lo stesso testo come se fosse un’opera in lingua straniera che un unico attore, egli stesso, deve spiegare e illustrare mentre sta recitando, uscendo dal personaggio per rivolgersi direttamente al pubblico. "Grammelot è un termine di origine francese, coniato dai comici dell’Arte e maccheronizzato dai veneti che dicevano ‘gramlotto’. È una parola priva di significato intrinseco, un papocchio di suoni che riescono egualmente ad evocare il senso del discorso. [...] In questa chiave è possibile improvvisare meglio, articolare grammelot di tutti i tipi, riferiti alle strutture lessicali le più diverse. La prima forma di grammelot la eseguono senz’altro i bambini con la loro incredibile fantasia quando fingono di fare discorsi chiarissimi con farfugliamenti straordinari".
Nel repertorio di Fo, oltre alla celebre scenetta di "Mistero Buffo" su " La fame dello Zanni" – storia di un contadino sempre affamato che immagina di mangiare il pubblico, le montagne e infine se stesso – esistono altri grammelot, che assumono come lingua di riferimento il francese o l’inglese, oppure mimano eventi atmosferici e versi di animali.
 
Il Collettivo Teatrale la Comune
Nel 1969 Fo fonda il "Collettivo Teatrale la Comune", con il quale nel 1974 occupa a Milano la Palazzina Liberty, che resterà fino all’inizio degli anni ’80 uno dei luoghi centrali del teatro politico di controinformazione. All’indomani della morte del ferroviere Pinelli, mette in scena lo spettacolo "Morte accidentale di un anarchico" che rievoca in forma di farsa quel tragico evento, prendendo spunto da un episodio accaduto in America: un anarchico scaraventato a forza dalle finestre della questura centrale di New York. "Il teatro popolare ha sempre usato il grottesco, la farsa, per sviluppare i suoi discorsi più drammatici. Perché la risata rimane veramente nel fondo dell’animo con un sedimento feroce che non si stacca più. Perché la risata fa evitare uno dei pericoli maggiori, che è la catarsi. [...] Partendo dall’VIII secolo in poi, si ritrovano sempre storie drammatiche raccontate in forma grottesca. [...] Questo in tutta la tradizione. Noi non vogliamo liberare dalla indignazione la gente che viene. Noi vogliamo che la rabbia stia dentro, resti dentro e non si liberi, e che diventi operante con lucidità nel momento della lotta".
Lo spettacolo viene replicato per tre anni, ma non ha vita facile: "Abbiamo avuto difficoltà di ogni genere, [...] ogni tanto trovavamo i teatri bruciati, più di una volta la polizia è intervenuta a impedirci di recitare. Come numero di messe in scena in tutta Europa, [...] in America, perfino in India e in Giappone, credo sia stato il testo, l’opera più rappresentata nel mondo negli ultimi 40 anni".
Parallelamente agli spettacoli prosegue il lavoro di costruzione del "circuito teatrale alternativo". Nella stagione 1971-1972, Dario Fo e Franca Rame scrivono e mettono in scena: "Morte e resurrezione di un pupazzo", "Fedayn", "Ordine per DIO.OOO.OOO.OOO!".
In quegli stessi anni segnati da duri scontri politici Dario Fo e Franca Rame si mobilitano a favore di "Soccorso rosso" un’organizzazione che riuniva avvocati e magistrati di sinistra a tutela dei diritti civili degli accusati per reati di terrorismo e lotta armata. Un gesto di mobilitazione politica che li mette ancora una volta al centro di accuse e polemiche: di loro si occupa anche la magistratura, ipotizzando collegamenti con le Brigate Rosse e denunciando l’attività sovversiva di "Soccorso Rosso" nelle carceri. Nel 1973, Franca Rame viene sequestrata e violentata da un commando.
Sul piano della produzione il lavoro va avanti: dopo il colpo di stato in Cile, Fo mette in scena "Guerra di popolo in Cile": un tributo al governo democratico di Salvador Allende che è anche pesantemente allusivo nei confronti della situazione italiana. A Sassari lo spettacolo viene sospeso e Dario Fo, arrestato, viene trattenuto per qualche ora in carcere.
 
Il ritorno in televisione
Nel 1974 la "Comune" porta in Francia la rappresentazione di "Mistero Buffo". Nel 1977, dopo 15 anni di "esilio" Fo torna in televisione con un ciclo teatrale, (e in questa occasione il Vaticano denuncia "Mistero Buffo" come "lo show più blasfemo nella storia della televisione"). Segue lo show "Fantastico", condotto da Adriano Celentano, nel quale Franca Rame recita in diretta il monologo dedicato allo stupro da lei subito.
Negli ultimi anni Dario Fo continua a produrre opere teatrali (pubblicate e rappresentate in Italia e in più di 50 altri paesi): del 1981 è "Clacson, trombette e pernacchi", una sorta di "commedia degli errori" che prende di mira gli stratagemmi adottati dai potenti. Ma si occupa anche di didattica teatrale – nel 1987 pubblica il "Manuale minimo dell’attore" (Einaudi) – e di regia: mette in scena alla Scala di Milano "L’histoire du soldat" di Igor Stravinsky e ad Amsterdam "Il barbiere di Siviglia" e "L’italiana in Algeri". Inoltre partecipa come doppiatore alla realizzazione del lungometraggio italiano a cartoni animato "La freccia azzurra" di Enzo d’Alò.
Le sue opere più recenti, "Johan Padan a la descoverta de le Americhe " e "Il diavolo con le zinne" ottengono un costante successo non solo in Italia. Nel 1983, il critico teatrale del New York Times, Mel Gussow, lo aveva definito "un incrocio tra Bertolt Brecht e Lenny Bruce". Nel 1989 è alla Comédie Française di Parigi per rappresentare "Il medico per forza" di Molière.
 
Il Premio Nobel
Ma nonostante il successo internazionale, l’annuncio del Nobel per la Letteratura, assegnatogli nel 1997 "per avere emulato i giullari del Medioevo flagellando l’autorità e sostenendo la dignità degli oppressi", scatena un’ondata di polemiche.
"Alcuni dei personaggi intervistati in questa occasione",
commenta Fo intervenendo alla premiazione, "hanno affermato che il premio più importante dovrebbe essere assegnato ai membri dell’Accademia di Svezia, per aver avuto, quest’anno, il coraggio di assegnare il Premio Nobel a un buffone".
"Dario Fo", si legge nel comunicato ufficiale della Fondazione Nobel, "è stato rappresentato per anni in tutto il mondo, forse più di ogni altro autore contemporaneo, e la sua influenza è stata considerevole. Se qualcuno merita l’epiteto di giullare, quello è lui. Con un misto di riso e di serietà ci apre gli occhi sugli abusi e le ingiustizie della società, aiutandoci a collocarli in una prospettiva storica più ampia. Fo è un autore di satira estremamente serio, dalla produzione molto complessa. La sua indipendenza, e la sua lucidità, l’hanno portato ad assumersi gravi rischi, le cui conseguenze è stato costretto a subire ottenendo allo stesso tempo enormi consensi da parte di ambienti molto diversi.[...] La traduzione dei testi di Fo, con i loro riferimenti all’attualità e l’uso del grammelot, pongono particolari problemi. Tanto che spesso i traduttori sentono la necessità di illustrare l’approccio adottato. Un esempio è quello di Ed Emery, il quale sottolinea in una nota alla sua traduzione di ‘Morte accidentale di un anarchico’ di aver scelto di rimanere fedele all’originale, mantenendo le allusioni inserite da Fo".
La forza della sua opera sta, secondo la Fondazione Nobel, "nella creazione di testi che allo stesso tempo divertono, impegnano e fanno riflettere. Come nella commedia dell’arte, questi testi sono sempre aperti ad aggiunte e modifiche, incoraggiando continuamente gli attori a improvvisare, il che significa che il pubblico viene attivamente coinvolto. La sua è un’opera emozionante per vitalità e livello artistico".
Per Fo, la cerimonia di premiazione è l’occasione per lanciare una nuova campagna. Si presenta vestito con il regolamentare frac, ma al posto del tradizionale discorso ha in mano una cartella piena di disegni. E il pubblico sbarra gli occhi nel trovarsi in mano, invece di un testo attentamente meditato, una serie di immagini variopinte: alcune ritraggono maiali ed esseri umani sottoposti a manipolazioni genetiche. Il titolo del testo – stampato sull’unica pagina priva di disegni – è " Contro i buffoni dal linguaggio irriverente", un riferimento alla legge del 1221 con la quale l’imperatore Federico II affermò che i buffoni potevano essere impunemente aggrediti.
Contando sul fatto che gli spettatori possono seguire il suo intervento sui disegni che tengono in mano, Fo improvvisa, gesticola, ricorre al grammelot, trasformando la conferenza in una rappresentazione teatrale. Un’esposizione solo apparentemente caotica, che si conclude in perfetto orario – le Nobel lecture durano per tradizione 40-45 minuti – con un affettuoso omaggio alla moglie Franca Rame. Il pubblico, che non ha mai smesso di ridere, esplode in un applauso incontenibile. Ma nonostante la leggerezza dei toni, l’argomento trattato – le manipolazioni genetiche – è serio."La Direttiva sulla brevettazione di organismi viventi proposta dal Parlamento Europeo è un affronto all’etica, all’intelligenza e alla logica".
 
Contro la manipolazione genetica
"I nostri eurocrati, stimolati dalle onnipresenti multinazionali, stanno per prepararci un piatto davvero gustoso. Vogliono, cioè, approvare una direttiva che [...] autorizzi le industrie a brevettare esseri viventi o loro parti, create con quella tecnica da apprendisti stregoni che è la manipolazione genetica. Le cose andrebbero così: uno scienziato riesce, andando a mettere le mani nel corredo genetico di un maiale, a renderlo più simile all’uomo. Col risultato che così sarà più facile prendergli il fegato o un rene per trapiantarlo in un uomo. Avremo così un uomo-maiale (voi direte che ce ne sono tanti) o un maiale-uomo. E quest’ultimo si potrà brevettare. E chi vorrà un pezzo di questo porco umanizzato dovrà pagare i diritti d’autore all’industria che lo avrà ‘inventato’. Questo varrà anche per le piante coltivate: volete, cari contadini, del granone resistente agli erbicidi? Eccovelo. E, in aggiunta, vi diamo anche gli erbicidi. Usatene quanti ne volete, tanto il mais se ne frega. E passate alla cassa. Se poi noi consumatori non siamo stati manipolati geneticamente per sopportare le alte dosi di erbicidi, affari nostri. Basta che i dividendi corrano.
Ma c’è di più. Manipolando geneticamente embrioni umani si potranno ottenere (e naturalmente brevettare) pezzi di ricambio. Così, appena nati, ci metteranno nel freezer un nostro doppione (magari senza testa) che potrà fornirci, pagando naturalmente il brevetto allo scopritore del gene adatto, il cuore o il pancreas. [...]
Se questa Direttiva verrà approvata, il distacco tra euroburocrati e sensibilità popolare si rivelerà incolmabile, e ci dimostrerà che quella in cui viviamo non è né l’Europa dei Diritti, né quella dei Cittadini, ma l’Europa del Mercato. Vi piace? Bene, se non vi piace, agite sui nostri rappresentanti al Parlamento Europeo affinché respingano la Direttiva che prevede la Brevettazione degli Organismi Viventi".
Un appello che Fo ha ripetuto più volte trasformandosi in testimonial – si è fatto fotografare con un paio di zampetti di maiale al posto delle mani – della campagna contro la direttiva europea sulla brevettazione degli organismi geneticamente modificati lanciata dal Comitato Scientifico Antivivisezionista e da altre associazioni europee, e intitolata "Per opporsi al brevetto dei geni non occorre essere dei geni".
Negli ultimi mesi Fo torna ad un altro dei suoi temi preferiti con "Marino libero! Marino è innocente!", "un’opera ispirata al processo ad Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani ed Ovidio Bompressi, i tre dirigenti di Lotta Continua condannati a 22 anni di carcere perché accusati da Leonardo Marino, a sua volta militante di Lotta Continua, di aver ucciso il commissario Calabresi". Uno spettacolo aperto, come tutti i maggiori successi di Fo, "destinato a subire sera dopo sera" , afferma l’autore, "quegli inevitabili cambiamenti che l’occasione, il teatro, il pubblico o gli eventi ci potranno suggerire", e che rappresenta solo una parte dell’impegno profuso da Fo e da Franca Rame in appoggio ad Adriano Sofri: "Normalmente in Tribunale non si usa né l’umorismo né l’ironia," scrive Fo, "che a detta di Erasmo sono il primo sintomo dell’intelligenza critica".
In occasione di un premio assegnato a Fo dalla città di Bologna, nel dicembre 1997, lo scrittore Stefano Benni l’ha così salutato: "Non c’è peggior vendetta nei confronti di un comico che premiarlo, metterlo in una situazione di trionfo, di retorica, di orpello, proprio ciò a cui lui è geneticamente contrario. Ci vuole molta ironia per sopravvivere a questo. E Dario è appena passato attraverso una prova terribile. Il Nobel! E forse credeva di averla scampata. Invece no ! Anche qua, a Bologna, noi ci vendicheremo. Per il dolore che hai causato a tutta l’accademia culturale italiana, noi ti condanniamo a un’altra piccola allegra premiazione. [...] Ti premiamo perché ci hai fatto entrare in Europa. [...] Perché hai causato nella cultura italiana un travaso di bile alluvionale, un’epidemia di ittero, un ribollire di ulcere; hai resuscitato una difesa dei sacri valori della cultura italica. [...] Per la canzone ‘Ho visto un re’. Per il miracolo degli aeroplanini di ‘Mistero Buffo’ e per il maiale che nuota in Johan Padan e per i duetti con Franca. Perché hai sposato Franca che la volevamo sposare noi. Perché non vuoi farci dimenticare le cose peggiori di questi anni e stai preparando uno spettacolo su Sofri dove ti chiedi non solo se lui è innocente e questo se lo chiedono in pochi, ma chi sta coprendo i veri assassini di Calabresi. Perché tra tutte le coppie che conosco siete quella che dice di non andare mai d’accordo e che va più meravigliosamente d’accordo. Perché il Nobel non ti ha cambiato, e quindi non ti cambierà anche questo piccolo premio che ti diamo con sincero affetto".


1998
L’impatto sociale
delle biotecnologie