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Premio
Nobel per l'Economia 1992 E proprio a Brooklyn Becker frequenta le scuole elementari e le superiori: "Ero un discreto studente ma, fino alletà di sedici anni, più interessato allo sport che alle attività intellettuali. Fu allora che dovetti decidere se partecipare alle gare di pallamano o a quelle di matematica, dato che gli orari coincidevano. E il fatto che io abbia scelto la matematica, anche se me la cavavo molto meglio con la pallamano, è indicativo del mutamento nelle mie priorità". Il padre di Becker, a Montreal, aveva abbandonato gli studi dopo le medie perché "non vedeva lora di fare soldi". E anche sua madre arrivata negli Stati Uniti con la sua famiglia dallEuropa dellEst alletà di otto mesi aveva concluso gli studi a quel punto, "perché allora non ci si aspettava che le ragazze si facessero unistruzione. [...] In casa cera solo qualche libro, ma mio padre si teneva aggiornato sulle notizie politiche e finanziarie, e facevamo vivaci discussioni sulla politica e sulla giustizia. Credo che questo contribuisca a spiegare perché, verso la fine della scuola superiore, il mio interesse per la matematica cominciasse ad essere in competizione con il desiderio di fare qualcosa di utile per la società. Questi due interessi trovarono un punto di contatto durante il mio primo anno a Princeton, quando mi trovai, per caso, a seguire un corso di economia, e fui affascinato dal rigore matematico di una disciplina che si occupava di organizzazione sociale". Per raggiungere più rapidamente lindipendenza economica, alla fine del suo primo anno di università Becker prende la decisione di laurearsi in tre anni: un evento piuttosto insolito a Princeton. Lanno successivo deve seguire alcuni corsi extra, e sceglie algebra moderna ed equazioni differenziali. Il grosso investimento su queste discipline fatto a Princeton lo preparerà adeguatamente per il crescente impiego della matematica nelleconomia. "Durante lultimo anno di università ossia il terzo ho cominciato a perdere interesse nelleconomia, perché non mi sembrava che affrontasse i problemi sociali più importanti: presi allora in considerazione lidea di passare a sociologia ma trovai questa materia troppo difficile. Fortunatamente, decisi di trasferirmi a Chicago per sostenere lì la mia tesi in economia". Il suo primo impatto con il corso di microeconomia tenuto da Milton Friedman, nel 1951, riaccende il suo interesse per questa materia: "Friedman sottolineava come leconomia non fosse solo un giocattolo in mano a brillanti accademici, ma un potente strumento per analizzare il mondo reale. Il suo corso era ricco di intuizioni, sia sulla struttura della teoria economica che sulla possibilità di applicarla a questioni pratiche". Questo corso, e i successivi contatti con Friedman, influiscono in modo determinante sulla direzione che avrebbero preso le sue ricerche. Anche se non cerano dubbi che il ruolo di leader intellettuale spettasse a Milton Friedman, Chicago poteva contare su un qualificato gruppo di economisti che conducevano ricerche innovative. "Particolarmente importanti per me furono il modo in cui Gregg Lewis utilizzava la teoria economica per analizzare il mercato del lavoro, le pionieristiche ricerche di T.W. Schultz sul capitale umano, le applicazioni delle leggi economiche ai problemi dellanti trust, e più in generale allorganizzazione industriale, fatte da Aaron Director, e le ricerche di L.J. Savage sulla probabilità soggettiva e i fondamenti della statistica". Leconomia della discriminazione Nel 1952 Becker pubblica due articoli basati sulla ricerca realizzata a Princeton. "Ma poco dopo essere arrivato a Chicago mi resi conto che avrei dovuto imparare ex novo cosa era davvero leconomia". Non dà quindi nientaltro alle stampe fino al 1957, quando un articolo scritto insieme a Friedman, e un libro basato sulla sua tesi di dottorato, vengono pubblicati con il titolo The Economics of Discrimination ("Leconomia della discriminazione"; la seconda edizione, della University of Chicago Press, è del 1971). Il libro contiene il primo tentativo sistematico di usare la teoria economica per analizzare gli effetti del pregiudizio sui redditi, il tasso di occupazione e la collocazione professionale delle minoranze. "Fu questo lavoro a indirizzarmi verso lapplicazione della teoria economica ai problemi sociali, una strada che ho poi continuato a seguire". Prendendo in esame le discriminazioni razziali, etniche o di altro genere, la teoria di Becker è che "la chiave del pregiudizio sta in quanto si è disposti a pagare per evitare uninterazione sgradita". Il che implica che un intervento politico può scoraggiare la discriminazione rendendola più onerosa. Nella sua introduzione alla prima edizione del libro, Becker rileva come gli economisti, inchinandosi di fronte a un presunto diritto di primogenitura di altri studiosi di scienze sociali, avessero trascurato lo studio della discriminazione nei confronti delle minoranze. "Ho cercato di rimediare a questa carenza, sviluppando una teoria sulle discriminazioni relative al mercato del lavoro che fosse in grado di integrare le analisi sulle conseguenze economiche di questa situazione fatte da psicologi e sociologi. [...] Questa teoria può essere applicata a qualsiasi forma di discriminazione o nepotismo, in ogni caso in cui la scelta se assumere un individuo o un gruppo, collaborarvi o acquistare qualcosa da loro non sia basata su criteri monetari. Questa teoria non è applicabile solo a discriminazioni e nepotismo sul mercato, ma anche ad altre forme di discriminazione e, più in generale, anche ad altre motivazioni non basate su criteri economici". Nei capitoli successivi Becker delinea un modello razionale, una struttura per lanalisi delle discriminazioni basate su considerazioni non monetarie, o meglio psicologiche, come la razza, il colore della pelle, il genere, la classe sociale o la personalità. Si definisce discriminatoria una situazione in cui un qualsiasi agente economico è disposto a pagare un prezzo per evitare una transazione economica con un interlocutore che gli è sgradito sulla base di tali considerazioni. Chi discrimina si comporta come se il prezzo del bene o del servizio acquistato dallindividuo discriminato fosse più elevato di quello realmente pagato, e il prezzo di vendita a tale individuo più basso di quello effettivamente ottenuto. Questo significa che la discriminazione produce un danno economico non solo per chi la subisce, ma anche per chi la pratica. Recensendo la prima edizione del saggio sullAmerican Sociological Review (febbraio 1958), Karl Schuessler lo descrive come "una specie di tour de force [...]. Si potrebbe essere tentati di respingere lintero lavoro, perché il saggio manca dei dati critici necessari per una verifica indipendente del modello. [...] Eppure, non ci si può aspettare che uno studio di queste proporzioni arrivi a tutto, ed è forse sufficiente per indicare il tipo di dati necessari a testare le formulazioni teoriche della premessa. [...] I sociologi che si occupano di problemi razziali avranno voglia di leggere questo saggio". In Library Journal (agosto 1957), George Adelman dà credito a Becker di aver prodotto "non solo una teoria e un modello che saranno un grande incentivo per il futuro della ricerca economica", ma anche di aver presentato "nuove e straordinarie intuizioni che avranno un valore immediato e significativo per tutti coloro che si occupano di discriminazione". Il recensore dellAmerican Economic Review (nel giugno 1958) descrive il saggio come "un libro insolito [...] pieno di teorie ingegnose [...] messe a confronto con i fatti". Altri sottolineano la capacità di Becker di "mettere in stretta relazione osservazioni e teorie" e i suoi "acuti commenti critici sul ruolo delle supposizioni e delle ipotesi in psicologia sociale". Nonostante recensioni così favorevoli, per diversi anni il saggio "non ebbe un impatto percepibile su niente. La maggior parte degli economisti non riteneva che la discriminazione razziale avesse qualcosa a che vedere con leconomia, mentre sociologi e psicologi non pensavano che io potessi fornire un contributo ai loro studi. In ogni caso Friedman, Lewis, Schultz e altri docenti di Chicago erano convinti che avessi scritto un libro importante. E il sostegno di persone per cui avevo tanto rispetto fu fondamentale per spingermi a proseguire, nonostante le tante reazioni ostili". Il capitale umano Dopo la laurea Becker diviene assistente a Chicago: i suoi compiti di insegnante, non troppo impegnativi, gli permettono di concentrarsi soprattutto sulla ricerca. "Mi resi conto però che avrei acquisito maggiore indipendenza se avessi abbandonato il nido cercando di cavarmela da solo. Dopo tre anni rifiutai un cospicuo aumento offertomi dallUniversità di Chicago per assumere un incarico analogo alla Columbia University, impegnandomi allo stesso tempo a lavorare per il National Bureau of Economic Research, anchesso a Manhattan. Sono sempre stato convinto di avere preso la decisione giusta, perché così riuscii a sviluppare indipendenza e fiducia in me stesso, più di quanto avrei probabilmente potuto fare se fossi rimasto a Chicago". Per dodici anni Becker divide il suo tempo tra linsegnamento alla Columbia e la ricerca al Bureau: il primo risultato del suo impegno come ricercatore è il suo libro sul capitale umano. Nel 1957 comincia infatti a raccogliere dati sui redditi di persone con un diverso livello di istruzione, e sui costi dellistruzione stessa, perché "se listruzione avesse un importanza economica, dovrebbe garantire anche un ritorno significativo in termini monetari". Dopo aver parzialmente anticipato il suo progetto in un saggio pubblicato nel 1962 sul supplemento del Journal of Political Economy, Becker presenta la sua ricerca completa nella monografia Human Capital: A Theoretical and Empyrical Analysis, with Special Reference to Education ("Capitale umano: unanalisi empirica e teorica, con particolare riferimento alleducazione", 1964, seconda edizione 1975). Il concetto di capitale umano precede di molto le ricerche di Becker in questo campo: il suo contributo più importante consiste nellaverne formulato e formalizzato i fondamenti microeconomici, trasformando questo approccio in una teoria generale in grado di determinare la distribuzione del reddito da lavoro. Le previsioni sulla struttura del salario sono state formulate nelle cosiddette funzioni guadagno/capitale umano, che definiscono le relazioni tra i due termini. "La definizione capitale umano" ha spiegato Becker in unintervista televisiva, "si riferisce alle capacità degli individui, alla loro preparazione, [...] insomma ai fattori che li rendono più produttivi. Il capitale umano è ciò che la gente spende, ossia investe, per la propria istruzione, formazione e salute. Ciò che ci aiuta a comprendere è cosa determini i guadagni delle persone, la produttività delleconomia e anche la sua crescita. Credo che il capitale umano possa almeno in parte spiegare perché le economie di alcuni paesi crescano più di altre". Riferendosi alla situazione negli Stati Uniti, Becker ritiene che "abbiamo la miglior educazione universitaria del mondo. [...] Dove ci sono dei problemi, semmai, è nella scuola superiore, [...] ossia con gli studenti che non riescono a diplomarsi, o che arrivano al diploma pur avendo un livello di istruzione molto basso". Non è molto probabile che questi studenti possano essere aiutati attraverso un sistema di prestiti per listruzione, ed è quindi necessario che "il governo intervenga in qualche modo [...] per aiutarli a muoversi nel mondo del lavoro con sufficienti competenze".Una possibilità potrebbe essere quella di creare "un sistema di voucher che consenta a quanti non sono riusciti a finire la scuola superiore di investire una certa somma di denaro nella propria formazione, [...] per esempio destinando il voucher a unazienda in grado di formarli, o a una scuola tecnica. [...] Sono invece assolutamente contrario a far pagare al mondo dellimpresa le spese per la formazione. Credo che riuscendo a creare una situazione di concorrenza le aziende abbiano incentivi sufficienti per fare formazione". Recensendo la prima edizione di Human Capital sullAmerican Economic Review (settembre 1965), Albert Rees osserva che "questo studio, sebbene sia molto diverso dalle tradizionali ricerche sulleconomia del lavoro, avrà negli anni a venire un posto importante nella letteratura del settore". Le applicazioni pratiche di questa teoria sono state immensamente facilitate dalla crescente disponibilità di dati analitici sui salari e su altre caratteristiche del lavoro. Uno sviluppo che è stato anche stimolato dagli studi di Becker, sia teorici che empirici. Non è unesagerazione sostenere che quella del capitale umano è oggi una delle teorie economiche più frequentemente applicate a livello empirico. Occupandosi di economia del lavoro e discipline correlate, Becker trasferisce alla Columbia, da Chicago dove era stato adottato per la prima volta, anche il metodo seminariale di supervisione delle ricerche di dottorato. Dopo qualche anno anche Jacob Mincer si trasferisce alla Columbia, assumendo lincarico di co-direttore del seminario: "Avevamo creato un clima molto stimolante e riuscivamo ad attrarre alcuni dei migliori studenti della nostra università, i quali erano affascinati dal fatto che Mincer e io portassimo avanti ricerche sul capitale umano prima che questo argomento fosse adeguatamente apprezzato dalla comunità economica nel suo complesso. Lavoravamo anche sullallocazione del tempo, e su altri temi altrettanto allavanguardia". Delitto e castigo: un punto di vista economico Le teorie di Becker sulla criminologia, ancor più controverse del suo concetto di capitale umano, sono accennate nel saggio "Crime and Punishment: An Economic Approach" ("Delitto e castigo: un punto di vista economico"), pubblicato per la prima volta nel Journal of Political Economy (marzo-aprile 1968). "Il mio tentativo di applicare il calcolo economico alla criminologia può essere visto come un modo di ridare vita modernizzandoli, e quindi spero anche migliorandoli agli studi pionieristici di Cesare Beccaria, criminologo ed economista italiano del diciottesimo secolo, e del filosofo sociale inglese del diciannovesimo secolo Jeremy Bentham". Nel saggio, allontanandosi dalle teorie allepoca più apprezzate che tendevano a spiegare il comportamento criminale sulla base di fattori sociali o psicopatologici, Becker considera il delitto come una decisione razionale in cui il criminale stima il suo personale capitale umano, valuta i costi e i rischi della sua azione, inclusa la possibilità di essere arrestato, condannato e punito, e opta per la probabilità che il delitto risulti comunque remunerativo. Dal punto di vista della giustizia penale, applica gli strumenti delleconomia al problema di scegliere gli interventi "ottimali", ossia più efficaci dal punto di vista dei costi, per far rispettare la legge e prevenire o punire le trasgressioni. "La forma di punizione scelta è sotto il controllo della società, così come la probabilità della condanna e la severità della pena: [...] si tratta abitualmente di ammende, libertà vigilata, detenzione, o di una combinazione di questi elementi. Il fatto che nella maggior parte dei paesi le ammende siano oggi la forma di punizione più comune mentre la detenzione è riservata ai reati più gravi è un puro caso, o dipende da considerazioni relative allefficacia? [...] A differenza delle multe, la carcerazione e la libertà vigilata impiegano risorse pubbliche". "Crime and Punishment" fa parte dei saggi raccolti da Becker nel volume The Economic Approach to Human Behavior ("Lapproccio economico al comportamento umano", 1976). Un altro è "A Theory of the Allocation of Time" ("Una teoria dellallocazione del tempo"), in cui Becker prende le distanze dal "tradizionale approccio economico ai consumi", presupponendo che "le famiglie non siano solo consumatrici, ma anche produttrici di beni". I problemi della famiglia Becker si sposa per la prima volta nel 1954, e ha da questo primo matrimonio due figlie, Judy e Catherine. "Per offrire alla famiglia un ambiente migliore avevo scelto di vivere nei sobborghi, raggiungendo da lì ogni giorno la Columbia e il Bureau. Ad un certo punto cominciai a stancarmi di fare il pendolare e pensai di trasferirmi a New York o di lasciare la Columbia per unaltra università, anche perché stavo cominciando ad avere la sensazione di ammuffire dal punto di vista intellettuale". Nel 1970 Becker torna a Chicago, dove trova una atmosfera molto stimolante. Il suo dipartimento era ancora molto potente, in particolare dopo larrivo di George Stigler e Harry Johnson. "Stigler diventò in poco tempo un mio caro amico, ed ebbe una notevole influenza sul mio successivo sviluppo intellettuale. Insieme scrivemmo due importanti saggi: uno, molto controverso, sulla stabilità dei gusti, e una prima analisi del problema principale-agente. Stigler riaccese il mio interesse per leconomia politica: nel 1958 avevo già pubblicato un breve testo su questo tema, e nel 1980 pubblicai due articoli sviluppando un modello teorico del ruolo dei gruppi di interesse nel processo politico". Ma dopo il suo ritorno a Chicago Becker si occupa soprattutto dei problemi della famiglia. "Già da tempo avevo utilizzato le teorie economiche per cercare di comprendere i tassi di natalità e la dimensione delle famiglie. Ma fu allora che cominciai ad occuparmi di tutti i problemi relativi alla famiglia: il matrimonio, il divorzio, laltruismo nei confronti dei propri congiunti, gli investimenti parentali sui figli e i mutamenti a lungo termine nel comportamento delle famiglie". Nel saggio "A Theory of Marriage" ("Una teoria del matrimonio"), Becker riduce gli incentivi pro o contro matrimonio e divorzio a puri fattori quantitativi, a costi e benefici. E sottolinea che lapproccio economico allo studio del matrimonio e della famiglia negli Stati Uniti "fornisce indicazioni importanti per interpretare il sensibile calo delle nascite registrato nei paesi industrializzati, in contrasto con quanto è avvenuto nel Terzo Mondo durante lultimo secolo, il rapido ingresso delle donne sposate nel mondo del lavoro dopo gli anni 50, lesplosiva crescita del numero di divorzi negli ultimi ventanni, e altri importanti mutamenti nella struttura della famiglia". Becker analizza in dettaglio queste tendenze nel saggio A Treatise on the Family ("Un trattato sulla famiglia", 1981, edizione ampliata 1991) in cui descrive la famiglia e la sua "produzione" quotidiana di beni dallassistenza allinfanzia alla preparazione dei pasti come "una piccola azienda" che produce "beni essenziali". Allinterno di questo modello, considera prevedibili i mutamenti verificatisi allinterno della struttura familiare per quanto riguarda lallocazione del tempo, il numero di figli, la scelta dellistruzione, la frequenza dei divorzi, e così via. Rispetto allanalisi basata sulla tradizionale dicotomia lavoro/tempo libero, il modello di Becker fornisce una teoria generale per lallocazione del tempo da parte delle famiglie, come quella esemplificata nel saggio "A Theory of the Allocation of Time" ("Una teoria dellallocazione del tempo", 1965). Questo approccio si è rivelato un utile punto di partenza per esaminare diversi fenomeni collegati al comportamento delle famiglie. Ma Becker si è spinto anche oltre, formulando una teoria generale sul comportamento della coppia, che comprende non solo la distribuzione del lavoro e lallocazione del tempo, ma anche le decisioni che riguardano il matrimonio, il divorzio e i figli. Quando i salari reali crescono, parallelamente alla possibilità di sostituire, nei lavori domestici, il capitale al lavoro manuale, diventa sempre più anti-economico che uno dei membri della famiglia si dedichi totalmente a qualche forma di lavoro domestico, per esempio alla cura dei bambini. Di conseguenza, alcune delle funzioni sociali ed economiche un tempo attribuite alla famiglia vengono trasferite ad altre istituzioni, come aziende, scuole e altri enti pubblici. Nel suo articolo "An Economic Analysis of Marital Instability" ("Unanalisi economica dellinstabilità matrimoniale", con E.M. Landes e R.T. Michael, 1977), Becker ipotizza che questi processi spieghino non solo il maggior coinvolgimento delle donne sposate in occupazioni extradomestiche, ma anche il crescente ricorso al divorzio. Secondo la recensione alla prima edizione di A Treatise on the Family apparsa su Choice (agosto 1982), il "fecondo risultato dellanalisi di Becker" avrebbe dovuto avere "un profondo impatto sulle valutazioni di sociologi ed economisti a proposito di questa unità sociale" e "influenzare decisamente la struttura dei programmi di intervento sociale relativi alla famiglia". Daltra parte, le critiche del movimento femminista al lavoro di Becker tendevano ad essere negative, a volte anche violentemente. Le analisi di Becker sono spesso state controverse e di conseguenza accolte, almeno al loro apparire, con scetticismo e perfino con sfiducia. Ciò nonostante egli non si è lasciato scoraggiare ma ha continuato a portare avanti le sue ricerche, guadagnando progressivamente consensi crescenti tra gli economisti per le sue idee e i suoi metodi. "Per molto tempo", ricordava Becker nel 1993, "il mio lavoro è stato ignorato o violentemente avversato dalla maggior parte dei più importanti economisti. Venivo considerato un eccentrico, forse neanche un vero economista. Ma gli studiosi più giovani sono stati più comprensivi nei miei confronti: potevano non essere daccordo con le mie analisi, ma ritenevano perfettamente legittimi i problemi di cui mi occupavo. E negli ultimi dieci anni ho ricevuto diverse prove tangibili di questo mutamento, inclusa la presidenza della American Economic Association, il Seldman Award e il primo Award of Merit in scienze sociali dei National Institutes of Health". Nel 2000, gli viene addirittura assegnata la National Medal of Science, il più prestigioso riconoscimento del Governo statunitense. Rimasto vedovo nel 1970, Becker si sposa per la seconda volta nel 1980 con Guity Nashat, madre di due ragazzi, Michael e Cyrus, che entrano così a far parte della famiglia. "Guity è una storica specializzata in questioni mediorientali, con interessi professionali strettamente legati ai miei, come il ruolo delle donne nella vita economica e sociale e le cause della crescita economica. Il fatto che siamo così compatibili, sia personalmente che professionalmente, ha decisamente migliorato la qualità della mia vita". Nel 1983 il dipartimento di Sociologia dellUniversità di Chicago gli offre un incarico: "Fui felice di accettare, perché si trattava di un dipartimento prestigioso. Il loro invito era un segnale, rivolto al mondo della sociologia, del fatto che lapproccio della scelta razionale era del tutto accettabile sul piano teorico. Poco tempo dopo James Coleman e io cominciammo un seminario interdisciplinare sulla scelta razionale nelle scienze sociali, che ebbe molto più successo di quanto avessimo previsto". Nel 1985 a Becker viene chiesto di tenere una rubrica su Business Week. "Fino a quel momento avevo pubblicato solo saggi tecnici e articoli per riviste specializzate. Fui tentato quindi di rifiutare questa offerta perché temevo di non essere in grado di scrivere per il grande pubblico. Alla fine, comunque, mia moglie mi convinse a scrivere qualche articolo, a titolo sperimentale. Fu una decisione saggia, perché mi costrinse ad imparare a scrivere di economia e sociologia senza ricorrere al gergo specialistico, e senza usare più di 800 parole per articolo: un esercizio che ha enormemente migliorato la mia capacità di affrontare problemi importanti sinteticamente e con parole semplici. Lesigenza di scrivere un articolo al mese mi costringe inoltre a tenermi aggiornato su molti argomenti che interessano professionisti e uomini daffari, i quali costituiscono il pubblico della rivista". Nei suoi articoli mensili Becker ha proposto, tra laltro, di istituire contratti prematrimoniali, di contenere la disoccupazione prevedendo, in situazioni particolari, deroghe alla normativa sui minimi salariali, di vincolare il pagamento dei sussidi sociali a determinate garanzie, come il fatto che i genitori si occupino di rispettare lobbligo scolastico dei propri figli, di istituire una tassa sullimmigrazione di 50.000 dollari a persona per difendersi dal carico di nuovi oneri sociali provenienti dallestero. Tra le sue proposte cè anche quella di istituire un sistema di voucher finanziati dal governo per stimolare la competizione tra scuole pubbliche e private, e di trasferire agli inquilini, quando possibile, la proprietà degli appartamenti costruiti con contributi pubblici. Il Premio Nobel Il 13 ottobre 1992 Becker riceve il Premio Nobel per lEconomia "per aver esteso il territorio dellanalisi microeconomica a unampia gamma di comportamenti umani e di relazioni, anche non strettamente connesse con il mercato". Secondo il comunicato stampa della Fondazione Nobel "il programma di ricerca portato avanti da Becker si basa sullidea che il comportamento degli individui in una serie di situazioni completamente differenti risponda agli stessi principi fondamentali. Uno stesso modello dovrebbe quindi essere utilizzabile per analizzare aspetti radicalmente diversi del comportamento umano. Il modello con il quale Becker ha scelto di lavorare si basa su quello che egli stesso definisce un approccio economico, che ha applicato a tematiche diverse. Secondo questo approccio possiamo supporre che i singoli soggetti non importa se si tratti di una famiglia, di unazienda o di un altro tipo di organizzazione si comportino razionalmente, ossia con un obiettivo preciso, e che il loro comportamento possa essere descritto come il tentativo di massimizzare una specifica funzione oggettiva, come utilità o ricchezza. Gary Becker ha applicato questo principio, basato sulla previsione di un comportamento razionale, e teso a ottimizzare i risultati, ad aree in cui si pensava che il comportamento fosse basato sullabitudine, e spesso sullassoluta irrazionalità. Per descrivere la filosofia del suo metodo di ricerca, Becker ha preso in prestito un aforisma da Bernard Shaw: Leconomia è larte di trarre il massimo dalla vita". Fare i conti con i gusti Dal 1992 Becker si concentra sullo studio di tutti i tipi di dipendenza, incluse quelle da alcool, droga e nicotina: "La dipendenza è un enigma; è tanto lontana da un comportamento razionale che volevo vedere se era possibile ridurla a un modello interpretativo logico". Le sue ricerche lhanno spinto a pronunciarsi a favore della legalizzazione della marijuana, in parte per sottrarla al mercato nero e per aumentare la possibilità di controllo sociale. Ma gli studi sulla dipendenza sono solo una parte di una ricerca più generale sui modelli di consumo, analizzati nel dettaglio in uno dei suoi saggi più recenti, Accounting for Tastes ("Fare i conti con i gusti", 1996), in cui affronta il problema di come si formino preferenze e valori, e del loro effetto sul nostro comportamento. Becker osserva, per esempio, che "ristoranti vicini tra loro, che offrono più o meno la stessa qualità di cibo allo stesso prezzo, possono riuscire ad attrarre un numero molto diverso di clienti. Come può succedere che uno di essi sia invariabilmente pieno, mentre laltro ha sempre posti liberi? E come può succedere che i profitti delle aziende che producono tabacco aumentino, mentre i consumi diminuiscono?" Le risposte a queste e a molte altre domande sui modelli di consumo, spiega Becker, hanno a che vedere con il modo in cui si formano le preferenze e i valori: "Una volta soddisfatte le esigenze fondamentali di cibo, riparo e riposo, i consumi degli individui sono strettamente legati al modo in cui i loro gusti si sono formati durante le esperienze infantili, sulla base di esperienze sociali e culturali. In molti casi, le scelte compiute in passato influenzano in modo determinante quelle attuali e ci sono forti condizionamenti da parte dei nostri simili. Di conseguenza, il fatto che una persona fumi o assuma droga è strettamente legato al fatto che abbia fumato, o assunto droga, in passato". Ancora una volta, Becker applica gli strumenti della moderna analisi economica a problemi centrali per lanalisi del comportamento sociale: lobiettivo è quello di valutare gli effetti della pubblicità, il peso della pressione esercitata dal cosiddetto "gruppo dei pari", la natura della dipendenza e il ruolo delle abitudini. Il potere della conoscenza, online Sempre attento alle tendenze dellinnovazione, nel 1998 Becker è tra i fondatori di UNext.com, un consorzio fra alcune delle più prestigiose istituzioni accademiche americane per listruzione e la formazione superiore a distanza. Gli obiettivi della "Internet education company" sono riassunti nella presentazione del sito, per molta parte basata sul concetto di capitale umano. Non a caso si apre con una citazione di Benjamin Franklin: "Un investimento in conoscenza offre il più elevato dei profitti". E prosegue: "Il celebre aforisma di Benjamin Franklin è più valido che mai in una società come quella attuale, in rapido mutamento e fondata sulla conoscenza. Ovunque, il mercato azionario attribuisce un valore sempre maggiore agli individui e ad altri beni intangibili piuttosto che agli impianti, alle attrezzature e alle risorse naturali. [ ] Il 70 per cento circa della ricchezza di una nazione oggi è espresso sotto forma di capitale umano, piuttosto che di capitale fisico. I profitti dovuti allincremento della conoscenza, dellistruzione e della formazione sono molto elevati negli Stati Uniti, e ancor più nei paesi in via di sviluppo. Tutti questi segnali mettono in evidenza il fatto che listruzione e la conoscenza sono destinate ad avere un grande valore nella nuova economia. Il vasto squilibrio tra domanda e offerta di unistruzione di qualità genera un gigantesco mercato globale non ancora sfruttato. [ ] Allo stesso tempo, i nuovi sviluppi nelle scienze delleducazione e nella tecnologia hanno reso possibile organizzare dei corsi dai contenuti attraenti e interattivi. E la crescente diffusione dei personal computer e degli accessi a Internet fa sì che sia possibile proporre unistruzione di ottima qualità a livello globale. Siamo alla vigilia di un cambiamento radicale nei sistemi educativi. Gli sviluppi delleconomia mondiale, le scienze cognitive, le tecnologie informatiche e Internet hanno reso possibile, per la prima volta, la creazione di unimpresa destinata alleducazione globale. UNext.com si trova in una posizione eccezionalmente favorevole per sfruttare questa insolita convergenza di eventi". La prima comunità di apprendimento creata da UNext.com è la Cardean University: "Cardean offre corsi di economia innovativi ad aziende e individui in tutto il mondo. [ ] È destinata ad essere una risorsa permanente a disposizione di quanti sono interessati a migliorare la loro posizione, a un aggiornamento professionale o a conseguire un Master in Business Administration. Abbiamo creato un sistema di apprendimento interessante e interattivo, modellato sulla base dei problemi reali del mondo delleconomia".
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![]() 1993 Il progresso economico nei paesi in via di sviluppo 1997 Progresso tecnologico e investimenti in capitale umano 1998 Capitale umano, libero mercato e innovazione 2000 Economia moderna, capitale umano e istruzione a distanza |