Il progresso della scienza non si
limita a dare risposte, ma pone nuovi e sempre più inquietanti interrogativi. Fra questi,
al primo posto il problema dei rapporti fra ricerca e sviluppo, fra economia e
innovazione, generato dall'evolvere degli equilibri fra i paesi avanzati e dal crescente
divario fra il Nord e il Sud del pianeta, dai nuovi concetti di salute e qualità della
vita, dagli interrogativi sul futuro dell'uomo e dell'ambiente suscitati dai progressi
della tecnologia.
Il progresso scientifico ha sempre modificato profondamente l'organizzazione sociale e gli
stili individuali di vita e di pensiero. E molto spesso indipendentemente dalla
consapevolezza collettiva della trasformazione in atto. Oggi che il rapporto fra scienza
ed economia è più stretto che mai, e che il ritmo delle scoperte e delle loro
applicazioni è sempre più veloce, la comunicazione all'opinione pubblica delle
potenzialità e dei limiti della ricerca è indispensabile per creare un corretto rapporto
tra scienza e società, tra decisori e cittadini.
Dieci premi Nobel affrontano i grandi temi emersi dalla ridefinizione dei concetti di
uomo, natura e società, dando vita al convegno "Dieci Nobel per il futuro". |
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| Progressi e insidie della terapeutica |
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Mercoledì 8
dicembre 1993
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Gli scienziati non sono affatto un gruppo omogeneo, e infatti
tendiamo a suddividerli in categorie, quali universitari e industriali. Mi sembra
giustificata la distinzione tra le attività scientifiche della ricerca e quelle dello
sviluppo: l'output della prima è l'input della seconda, e ognuna richiede talenti,
stimoli, organizzazioni diverse. Constato invece che la differenza fra ricerca accademica
e ricerca industriale va sfumando. I ricercatori industriali, con più soldi a
disposizione, sono incoraggiati a diventare più analitici e più accademici.
Stiamo assistendo a un ribaltamento dei ruoli, un fenomeno pericoloso. Basta guardare la
medicina, scienza applicata per eccellenza, e la sua attuale ossessione per il molecolare:
vuol arrivare alle molecole della vita, ma così facendo rischia di lasciarsi la vita alle
spalle, e infatti si infittiscono i misteri della salute e della patologia. La biologia
molecolare ha arricchito le nostre capacità analitiche, tuttavia il controllo che viene
dalla comprensione sta altrove.
L'attuale metafora lineare, stando alla quale la patologia nasce da difetti in uno o più
prodotti genici intermedi, porta a pensare che l'alterazione si possa correggere
intervenendo su un singolo punto, genetico o molecolare; questo modo di affrontare dei
processi complessi rischia di essere deludente.
Il futuro della ricerca farmaceutica verrà limitato dall'attuale relazione tra i nostri
concetti scientifici e i nostri modelli delle malattie. Problemi analoghi ostacoleranno la
comprensione della tossicità dei farmaci e quindi la possibilità di evitarla. La
tossicologia in vitro si basa su una concezione lineare, omeostatica, per cui nulla va
perso qualora si sottraggano parti, organi, tessuti, cellule da uno degli anelli
retroattivi che esercitano il controllo sull'organismo. Ma ci sono visioni alternative
dell'organizzazione fisiologica. Nella visione omeodinamica, per esempio, ogni livello di
un sistema naturale è vincolato dai livelli ad esso immediatamente superiore e inferiore,
e ogni livello ha una pari sovranità rispetto alla stabilità globale dell'organismo.
Ritengo che idee come questa saranno necessarie per spiegare la stupefacente tossicità
dei farmaci ed evitare che si manifesti soltanto quando essi vengono somministrati ai
malati.
A partire da questo intervento è stato scritto un saggio, pubblicato nel volume Scienza,
economia, etica per il prossimo secolo. Dieci Nobel per il futuro. (Marsilio, Venezia
1994). |
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